Notizie dalle Parrocchie: 2° Domenica di Avvento – Avvento, tempo di speranza

Avvento, tempo di speranza! Come viverlo al tempo del Covid.

È iniziato domenica scorsa l’Avvento,
il tempo forte dell’Anno liturgico che
prepara al Natale. Quest’anno è un Avvento segnato dalla pandemia,  dalle restrizioni, dal distanziamento fisico, dall’impossibilità di tenere “dal vivo” nelle parrocchie incontri e momenti di riflessione, dai timori anche nella partecipazione alle celebrazioni, dalle misure anti-Covid che accompagnano le Messe e la vita ecclesiale. Ma questo non fa venir meno la sua importanza.

L’Avvento «è un tempo di attesa, è un tempo di speranza» e «ci ricorda che Dio è presente nella storia per condurla al suo fine ultimo, per condurla alla sua pienezza, che è il Signore. È il “Dio con noi”, Dio non è lontano, sempre è con noi, al punto che tante volte bussa alle porte del nostro cuore» (papa Francesco).
È il tempo dell’attesa della venuta di Dio che viene celebrata nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti.
L’Avvento è poi tempo di conversione, alla quale la liturgia di questo momento forte invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3, 2). Infine è il tempo della speranza gioiosa che la salvezza, già operata dal Signore, e le realtà di grazia, già presenti nel mondo, giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione, e «noi saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 2).

In questo tempo siamo presi per mano da Maria, e la festa dell’Immacolata ce lo ricorda. Infatti, guardando all’«ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, siamo invitati ad assumerla come modello e a prepararci per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode». (Paolo VI, Marialis Cultus). Papa Francesco ha sottolineato che «Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo» ed è «colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, “la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Rom 16,25) grazie «al suo “sì” umile e coraggioso». Guardiamo a lei, impariamo da lei, icona dell’attesa fiduciosa e vigilante, della disponibilità attenta e concreta al mistero di Dio.
Numerosi sono i gesti e i segni che possono accompagnare questo periodo, anche e soprattutto in famiglia, in quest’anno pandemico. La corona d’Avvento. È il segno dell’attesa del ritorno di Cristo; i rami verdi richiamano la speranza e la vita che non finisce. Inoltre il progressivo accendersi delle quattro candele, dedicate a quattro figure tipiche dell’attesa messianica (i profeti, Betlemme, i pastori, gli angeli), è memoria delle varie tappe della storia della salvezza. Il presepe. «Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Mentre contempliamo la scena del Natale siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo». (papa Francesco)
Lo stesso albero può diventare richiamo. L’albero di Natale evoca sia l’albero della vita piantato al centro dell’Eden, sia l’albero della croce, perché Cristo è il vero albero della vita. E se tra i doni posti sotto l’albero mettiamo anche il “dono per i poveri”, allora non solo rende più splendenti le nostre case ma anche i nostri cuori e le nostre vite. Buon cammino d’Avvento.

don Claudio

 

Dal vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».