L’abitare condiviso in dialogo con Johnny Dotti

Lunedì 22 marzo si è svolto l’incontro online “Abitare in vicinanza. Dialoghi sull’abitare che (ri)genera.

L’evento è stato organizzato all’interno del progetto “Abitare in vicinanza”, con il sostegno della Compagnia di San Paolo all’interno del bando “Abitare il cambiamento. Welfare abitativo al servizio delle comunità”.

L’AGS per il territorio insieme ai tre housing salesiani (San Salvario House, Condominio Solidale Zia Gessy e San Paolo) ha dato vita all’incontro immaginando di approfondire il tema dell’abitare condiviso. E’ stato coinvolto come relatore Johnny Dotti, professore universitario di pedagogia, imprenditore sociale, presidente di “è-one abitare generativo”, impegnato sia a livello familiare che lavorativo sull’abitare condiviso.

La platea virtuale, composta da oltre 60 partecipanti, è stata eterogenea e ha coinvolto educatori e operatori impegnati in prima linea nei progetti di accoglienza, volontari, salesiani, giovani dell’MGS, formatori e famiglie interessate.

Durante l’incontro Dotti ha raccontato l’esperienza comunitaria familiare che lo vede da 35 anni, insieme alla sua famiglie, inserito in un’esperienza di comunità con altre 3 famiglie, le quali vivono l’accoglienza verso coloro che hanno più bisogno. Si è riflettuto insieme dell’origine della parola abitare (habitus) immaginandola non come una pura funzione ma come l’essere stesso della persona. L’abitare implica e si identifica nella relazione non solo con le persone, ma con il tempo, lo spazio e tutto ciò che ci circonda quotidianamente. Il dialogo è continuato riflettendo sull’importanza di uscire dalle proprie mura dell’appartamento che rischiano di snaturare la famiglia ed aprirsi all’altro, all’ospite. L’ospite è Dio che viene a bussare, a volte può essere anche scomodo, ma ci permette di andare oltre e vivere appieno l’abitare la relazione. L’abitare condiviso non deve portare immediatamente il pensiero ad una privazione di privacy ma aiuta al contrario a definire meglio la propria identità imparando a specchiarsi nell’altro: “ciascuno deve essere il tu dell’altro”. Nella vita comunitaria esistono spazi privati e altri pensati come luoghi comuni, questo permette di aprirsi agli altri, pur garantendo il proprio spazio alla famiglia o al singolo.

La partecipazione è stata attiva e sono state molte le domande; in particolare i partecipanti hanno interrogato il relatore sulla complessità che può nascere nell’inserire l’accoglienza in servizi e ancora come poter coinvolgere i giovani che abitano i nostri housing a sentirsi sempre più parte di un’unica comunità, o ancora come l’accoglienza può essere aprire le porte di casa ma anche diventare in uscita.

Dotti ha sottolineato che l’ospitalità può essere vissuta pienamente se si esce dall’ottica del servizio, della funzionalità e si va verso la relazione. Per coloro che lavorano in questi progetti significa mettersi in gioco e farsi trasformare dalle relazioni che si vanno a creare. Per il coinvolgimento dei giovani invece non è necessario dar loro risposte, ma occorre invece custodire la domanda ed insieme a loro cercare le risposte per una comunità che sentano sempre più loro. Infine l’accoglienza può essere sicuramente in entrata ed in uscita, occorre saper leggere i segni del momento e la richiesta del territorio e occorre, ancora una volta, affidarsi a Dio riconoscendolo in coloro che incrociamo fuori o dentro le porte di casa nostra.

Ringraziamo Johnny Dotti per la passione con cui ha raccontato l’abitare e ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato.

 

L’intero intervento puoi trovarlo al seguente link:

 

 

Abitare in vicinanza. Dialoghi sull’abitare che (ri)genera

 

Lunedì 22 marzo, dalle 20,30 alle 22,00 si terrà l’incontro di formazione “Abitare in vicinanza. Dialoghi sull’abitare che (ri)genera” organizzato all’interno del progetto “Abitare in vicinanza”, con il sostegno della Compagnia di San Paolo all’interno del bando “Abitare il cambiamento. Welfare abitativo al servizio delle comunità”.

Il relatore sarà Johnny Dotti, imprenditore sociale e presidente di “e-one abitare generativo”, impegnato in prima linea sui temi dell’abitare, che anche come famiglia vive una dimensione di condivisione particolare.

Durante l’incontro sarà dato ampio spazio alle domande dei partecipanti.

L’incontro è completamente gratuito e per iscriversi è necessario inviare una email a abitare@agsterritorio.it

M’interesso di Te, terza edizione

E’ ricominciato ufficialmente il progetto M’Interesso di Te. Nella realtà non si è mai fermato perchè i giovani stranieri hanno continuato a contattarci per aiuto e sostegno.

Riportiamo l’articolo de La Voce e il Tempo che parla del progetto:

«M’INTERESSO DI TE» – È PARTITA LA TERZA FASE DEL PROGETTO NAZIONALE DEI SALESIANI CHE «AGGANCIA» E ACCOMPAGNA I RAGAZZI SOLI PRIVI DI PUNTI DI RIFERIMENTO ANCHE A CAUSA DELLE LIMITAZIONI DETTATE DALLA PANDEMIA

San Salvario, l’oratorio sulla strada «salva»
30 giovani migranti

A San Salvario l’oratorio sulla strada negli ultimi mesi ha «agganciato» e, quindi accompagnato, 30 ragazzi migranti neo maggiorenni «invisibili» che a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia vagano per le vie della città, intorno alla stazione di Porta Nuova, spesso senza risposte dai servizi competenti. Si tratta del terzo anno del progetto nazionale «M’interesso di te», promosso dai Salesiani per il Sociale a Torino, Roma, Napoli e Catania.

Nel capoluogo piemontese il piano, finanziato da Intesa San Paolo e portato avanti dall’oratorio salesiano San Luigi di San Salvario in collaborazione con la cooperativa sociale Et, ripartito lo scorso novembre, permette di implementare le azioni di educativa di strada a vantaggio delle fasce giovanili particolarmente fragili.

«La chiave», sottolinea Giulia Balsamo, educatrice dell’oratorio San Luigi che segue il progetto, «è prima di tutto quella dell’accoglienza, che diventa fiducia, conoscenza reciproca e affidamento». L’accompagnamento offerto dagli animatori di «M’interesso di te» punta ad orientare i giovani verso i servizi educativi, sanitari e sociali presenti sul territorio, e, laddove possibile, a guidarli verso un inserimento lavorativo e un’autonomia abitativa. Alcuni ragazzi sono stati accolti a «San Salvario House», il Social Housing attivo dall’estate 2019 nella parrocchia Ss. Pietro e Paolo in via Saluzzo.

Le difficoltà dell’emergenza sanitaria non hanno fermato gli educatori che, con nuove modalità, hanno intensificato la presenza sulle strade per «intercettare» i giovani privi di punti di riferimento ed evitare che cadano nei circuiti della criminalità e dello sfruttamento. «L’ostacolo maggiore per questi ragazzi», prosegue l’educatrice, «è certamente quello della lingua: per esempio per loro è complicato comprendere le norme dei Dpcm, i concetti di ‘zona rossa’, ‘arancione’ e ‘gialla’. C’è quindi bisogno di mediazione anche sotto questo profilo. Cerchiamo quindi in primo luogo di indirizzare i giovani verso i corsi di italiano nei Cpia (Centri provinciali di istruzione degli adulti), siccome attualmente sono sospesi quelli portati avanti dal San Luigi, e poi accompagnarli per un pezzo della loro vita, affinché pian piano possano cominciare a viaggiare da soli».

Tra le storie positive delle precedenti annualità di «M’interesso di te» c’è quella di un ragazzo bengalese, come racconta l’educatrice, «che dopo lunghi anni di attesa, sconforto, delusione, coraggio, ma soprattutto di molte difficoltà dettate dall’irregolarità della sua situazione, è riuscito, intraprendendo un percorso di accompagnamento con l’oratorio salesiano, a superare l’esame di terza media e ad ottenere il permesso di soggiorno, che gli ha consentito oggi di ottenere un contratto di lavoro in un locale in piazza Vittorio e poi a raggiungere un’autonoma sistemazione abitativa».

«Il progetto», evidenzia don Mario Fissore, incaricato dell’oratorio San Luigi, «prosegue un percorso triennale di un lavoro di accoglienza, di monitoraggio, di riflessione sulla strada fondamentale tanto più in una fase di pandemia dove l’emergenza e il disagio crescono. Per cui è importante un’attenzione mirata dell’oratorio su un fronte che rischia di essere trascurato in quanto le preoccupazioni delle istituzioni e della società in questo momento guardano altrove». «In particolare, prosegue don Fissore, «l’equipe educativa cerca di aiutare i ragazzi a pazientare per i tempi lunghi della burocrazia, monitorando le diverse espressioni del disagio, per cui si avvertono anche ‘fenomeni di ritorno’, come l’aumento dell’uso di droghe e sostanze stupefacenti».

L’attività di educativa di strada è stata implementata con la pandemia anche se da alcuni mesi la postazione «Spazio Anch’io» al Parco del Valentino (via Medaglie d’Oro) è chiusa per motivi di sicurezza legati alla presenza del Covid Hospital a Torino Esposizioni che la scorsa settimana ha sospeso al momento l’attività. «Abbiamo chiesto alla Regione risposte sulle tempistiche per la riapertura della postazione al Valentino», afferma don Fissore, «in quanto ‘Spazio Anch’io’ rappresenta un modello consolidato di prevenzione del disagio giovanile, un luogo di incontro fra generazioni, ma anche di alleanze virtuose con istituzioni e associazioni. Auspichiamo dunque che le attività possano riprendere se non lì in un altro luogo idoneo».

Anche il presidente della Circoscrizione 8, Davide Ricca, ha chiesto alla Regione di effettuare un sopralluogo per capire se le zone del parco sopra il Covid Hospital sono in sicurezza rispetto alla presenza della struttura sanitaria.

«In merito alla postazione dei Salesiani», prosegue Ricca, «è urgente avere delle tempistiche certe per far ripartire una presenza educativa strategica per il quartiere e la città». «Sulla proposta di destinare l’area per le vaccinazioni», prosegue il presidente della Circoscrizione 8, «bisogna capire se questo comporterà o meno la chiusura di un importante fetta di uno dei parchi principali della città dove quindi dovranno continuare, anche nei prossimi mesi, ad essere sospese attività già ferme da tempo».

Stefano DI LULLO

 

 

Servizio Civile con i Salesiani a San Salvario

Un capitolo del servizio civile sta per chiudersi e uno nuovo sta per incominciare. Vuoi farne parte?

Prendi un anno per te ma uscendo da te stesso! Offri parte del tuo tempo ai più giovani per comprendere ancora meglio il tuo percorso di studi oppure addirittura il tuo percorso di vita.

Attualmente presso la casa salesiana di Torino San Salvario sono attivi 7 volontari. 5 sono impegnati nelle attività di oratorio e 2 nella comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati ed in entrambe le attività termineranno il loro impegno il 14 gennaio 2021.

Ecco le loro testimonianze:

Caterina

Volontaria di Servizio Civile in Oratorio

Il servizio civile per me è stato un’esperienza bella ma piena di sfide, specialmente durante questo periodo di covid. Ho imparato tante cose come coniugare i verbi mentre stavo aiutando i bambini a fare i compiti, ho anche avuto la bella esperienza di partecipare nel banco alimentare che era una cosa che non avevo mai sentito. A parte quello ho fatto delle amicizie sia con i colleghi che con i bambini e spero in un futuro splendente per tutti

Davide

Volontario di Servizio Civile in Comunità di accoglienza per Minori

Una bellissima esperienza. La cosa più bella che mi porto dietro, è stata quando siamo andati in montagna con i ragazzi.

Giorgia

Volontaria di Servizio Civile in Oratorio

Il servizio civile mi ha dato l’opportunità di conoscere i miei limiti e le mie capacità, mi ha dato la spinta giusta per mettermi in gioco a tutto tondo, per esempio per stimolare il mio spirito di iniziativa e per confrontarmi con la bellezza del trovarsi in un ambiente dai mille colori e dalle mille sfaccettature; inoltre, ha confermato le mie aspirazioni personali e avendo avuto a che fare spesso con DSA e BES mi ha fatto capire quanto sia importante l’integrazione scolastica ai fini della crescita dei ragazzi nella nostra società.

Lorenzo

Volontario di Servizio Civile in Oratorio

Il mio servizio civile è stato pieno di sorprese a partir dalla rimodulazione del servizio all’inizio della pandemia. Mi ha dato un assaggio della vita lavorativa e mi ha insegnato molte cose. Questa esperienza me la porterò sempre con me e spero di mettere in pratica nella vita quello che questo percorso mi ha dato.

Martina

Volontaria di Servizio Civile in Comunità di accoglienza per Minori

Servizio civile è stato un anno di maturazione personale, a livello di consapevolezza di quanto valgo e di ciò che sono capace di fare, ma anche rispetto ai margini di crescita che ho ancora davanti a me. È stato un anno importante perché mi ha chiarito le idee su cosa voglio fare in

futuro e in questo ha soddisfatto pienamente le aspettative iniziali. Ma soprattutto è stato un anno intenso e ricco a livello umano, che mi ha insegnato ad approcciarmi in punta di piedi ai ragazzi per via delle loro storie, a volte per niente “facili”, motivo per cui un rapporto di fiducia con loro si costruisce a fatica e con pazienza nel tempo. Sicuramente il Covid-19 ci ha costretto a ripensare più volte il nostro servizio, però ad una presenza da remoto, ho preferito di gran lunga una presenza più vicina in comunità, per far sentire ai ragazzi che, nonostante tutto, noi ci siamo per aiutarli ad affrontare una situazione così limitante per le loro vite

Nouhaila

Volontaria di Servizio Civile in Oratorio

Per me il servizio civile è stata un’esperienza importatnte sia a livello lavorativo che personale che mi ha segnato molto, mi sono trovata benissimo, sia con i colleghi che con i ragazzi dell’oratorio che mi hanno subito accolta e trattata benissimo. Ho appreso molto più di quello che mi sarei mai aspettata, ho vissuto momenti indimenticabili e spero di aver lasciato qualcosa anche io come lo hanno fatto loro.

Silvia

Volontaria di Servizio Civile in Oratorio

Il servizio civile è stata un esperienza di crescita personale. Ho vissuto in un ambiente multiculturale ricco di stimoli per eventuali opportunità future.

Ho appreso tante cose e ho imparato ad approcciarmi con i ragazzi.. Consiglio vivamente questo tipo di esperienza!

Anche il prossimo anno (2021-2022) ci sarà la possibilità di svolgere il servizio civile presso la casa salesiana di Torino San Salvario e ci saranno a disposizione 9 posti per volontari di servizio civile: 6 volontari saranno impegnati nelle attività di oratorio e 2 volontari nella comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e 1 volontaro presso l’Housing Sociale.

Il bando è stato aperto!! Hai tempo fino al 8 febbraio per presentare la tua domanda online!

Come candidarsi?

Per fare la domanda di Servizio Civile sarà obbligatorio avere le credenziali SPID (utili anche per altri servizi della pubblica amministrazione richiedibili a questi gestori di servizi). La domanda potrà essere inoltrata attraverso la piattaforma online DOL, dopo la pubblicazione del bando, che avverrà entro la fine del 2020.

Nel mese di Febbraio si terrà l’iter selettivo che vedrà per quest’anno colloqui online dei candidati che hanno presentato la domanda e nel mese di Aprile 2021 l’inizio del servizio per i candidati selezionati.

Le possibilità per l’anno che si apre sono le seguenti:

L’impegno del volontario di servizio civile è annuale con un monte ore di 1145 ore di servizio annuali, circa 25 ore settimanali, compresa la formazione specifica e generale che viene erogata in fase di avvio del servizio.

Ogni mese il volontario di servizio civile percepisce un rimborso mensile di 439,50 euro.

 

Chi può fare domanda?

Il Servizio civile universale è aperto ai giovani dai 18 ai 28 anni che possiedono i seguenti requisti:

  • essere cittadino italiano oppure essere cittadino degli altri paesi della UE
  • essere cittadino non comunitario regolarmente soggiornante in Italia
  • non aver riportato condanna in Italia o all’estero, anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici, o di criminalità organizzata.

Si può partecipare al Servizio civile una sola volta.

 

Per maggiori info:

Se sei interessato ad avere maggiori informazioni sul servizio civile nella casa salesiana di Torino San Salvario puoi contattarci ai seguenti contatti:

Se invece sei interessato a fare servizio civile con i salesiani in piemonte ma non nella casa salesiana di Torino San Salvario puoi conoscere le altre possibilità contattando:

Ulteriori aggiornamenti sulla pagina Facebook di Salesiani Servizio Civile ICP.

 

San Salvario House: la casa dove i viaggi si incontrano

Spesso vi abbiamo parlato dei nostri ospiti e delle loro avventure, ma effettivamente non vi abbiamo mai spiegato che cos’è e come funziona la vita all’interno dell’housing.

Innanzitutto, la parola housing arriva dall’inglese e significa “abitazione”; quindi è una casa, nel nostro caso è una casa molto grande; inoltre, dobbiamo aggiungere che il nostro è un social housing, con quest’ultima definizione si fa riferimento ad un particolare intervento sia immobiliare sia urbanistico che in un solo progetto mira a risolvere più problematiche, nel nostro caso la casa dentro la quale abitiamo è frutto di una restaurazione della canonica della parrocchia “Santi Pietro e Paolo Apostoli”, la canonica è stata completamente ristrutturata ed ora è costituita da un’ampia cucina, da una sala mensa, 8 camere per un totale di 14 posti, e di queste ce ne sono per tutti i gusti poiché abbiamo stanze: singole, doppie e triple, ognuna di queste ha un bagno privato al suo interno, e poi abbiamo ancora una sala tv, una sala studio, la mansarda ed un’ampia terrazza!

In “San Salvario House” ci sono persone che provengono da ogni dove, ad esempio, in questo preciso momento c’è un ragazzo maliano, due ragazzi guineani, due ragazzi gambiani, un ragazzo camerunense, uno congolese e due ragazzi senegalesi, risalendo poi il mondo abbiamo 5 ragazzi italiani, ma anche in questo caso, per non annoiarci troppo, provengono tutti da parti diverse dell’Italia, c’è un ragazzo napoletano, uno romano, un siciliano, un padovano ed un valdostano.

L’housing è uno spazio in cui tutte le culture, per quanto diverse, riescono a convivere sotto lo stesso tetto avvolte da un profondo clima di rispetto.

I ragazzi che abitano qui hanno storie molto diverse tra di loro ma con lo stesso comune denominatore, hanno fatto tutti un viaggio e qui si sono incontrati per percorrere un pezzo di strada insieme. 

Tra i giovani ci sono sia studenti sia giovani lavoratori che neomaggiorenni usciti da percorsi per minori non accompagnati, alcuni sono alle prime esperienze di vita indipendente, altri invece hanno già fatto esperienze di vita autonoma ma gli piaceva l’idea di vivere in un ambiente multiculturale all’insegna della condivisione.

In housing infatti spesso si condividono momenti comuni: il pranzo o la cena sono uno dei momenti di maggiore scambio dove la differenti cucine si incontrano, si conoscono e si arricchiscono, ma non solo nei momenti dei pasti si condivide, spesso si parla di musica m

a anche di fatti attuali e ci si confronta, altre volte invece ci si incuriosisce sulle varie religioni ed infine si scambiano competenze sia dal punto di vista tecnologico, linguistico, organizzativo.

 

San Salvario house è inserito nella Casa Salesiana di San Salvario e questo offre numerose opportunità di relazioni e servizi agli abitanti dell’housing. Offerte di servizi come assistenza per la ricerca lavorativa e abitativa, corsi di italiano, sostegno per i documenti, ma anche proposte di volontariato in cui i giovani possono sperimentarsi: oratorio, doposcuola, caritas…

 

Insomma possiamo dire che per quanto l’housing sia un concetto di vita comunitaria ibrido poiché non è né una comunità né uno studentato resta comunque un luogo che profuma di casa ed in qualche modo anche di famiglia.

 

Erika Castagneri, Educatrice Housing

 

 

Giovanni: l’esperienza all’housing che mi ha cambiato

Sono Giovanni, ho 23 anni e sono nato e cresciuto in Sicilia. Dopo aver conseguito la laurea triennale in ingegneria gestionale a Palermo, decisi di continuare il mio percorso di studi a Torino. Quando si opta per un ateneo molto lontano da casa, si viene investiti dalla frenesia e dall’eccitazione di cominciare un nuovo percorso e fare una nuova grande esperienza… ma più grande è l’esperienza più sono le preoccupazioni che prendono piede! Nel mio caso, ero preoccupato perché avevo difficoltà a trovare un alloggio e perché ero spaventato dalla possibilità di andare a vivere con persone che non conoscevo: le incognite erano tante, e più cercavo, meno trovavo e più mi preoccupavo. Fin quando su un sito non trovai l’annuncio di San Salvario House: il prezzo conveniente, la posizione strategica (quasi a metà strada tra il centro e il politecnico) ma anche la possibilità di fare nuove conoscenze con ragazzi provenienti da ogni parte del mondo e il fatto che la struttura fosse guidata da un educatore e si appoggiasse a una parrocchia… tutti questi fattori mi convinsero a scegliere il social housing come mio alloggio. Ancora invaso da dubbi, a fine settembre 2019 mi trasferii.

Bastò poco affinché i miei dubbi e le mie ansie svanissero: fui accolto molto bene e riuscii molto presto a integrarmi tra i ragazzi già presenti. La convivenza di diverse culture non mi spaventava più, e con il passare dei mesi cominciai a conoscerle sempre meglio. Certo, ci sono state alcune discussioni e un po’ di liti, ma siamo riusciti sempre, io e i miei coinquilini, a venirci incontro e capirci l’un l’altro. Durante il mese, l’educatore organizzava cene e momenti di condivisione, anche con l’appoggio delle famiglie della parrocchia; sono stati momenti molto belli, ma ciò che veramente mi ha segnato è stata la quotidianità, a volte banale, con ragazzi italiani, africani, asiatici e americani.

Impossibile inoltre non accennare al periodo in quarantena: per vari motivi, decisi di rimanere a Torino e seguire da lì le lezioni online e affrontare gli esami nella mia stanza davanti al computer. È stata un’esperienza molto strana (come penso lo sia stata per tutti), ma che sicuramente sarebbe stata molto diversa (e peggiore) se l’avessi affrontata da solo. Invece, molti ragazzi decisero di non tornare a casa propria e di restare nell’housing e lì, costretti tutti noi in uno spazio relativamente limitato, riuscimmo ad avvicinarci ancora di più: ci furono momenti di confronto, di scontro e condivisione, grazie ai quali imparammo a conoscerci meglio e, uniti, a portare avanti il progetto del social housing.

Questi sono stati mesi incredibili, che mi hanno formato molto, e certamente il Giovanni che è uscito per un’ultima volta da quel portone in via Saluzzo non sarà lo stesso che è entrato in quel settembre che ora sembra così lontano. La mia esperienza al San Salvario House è una di quelle che molto difficilmente dimenticherò nella mia vita; me la porterò dietro sempre e spero di riuscire a portare anche alle persone che conoscerò in futuro almeno un pezzo di quei ragazzi che tanto si sono fatti volere bene.

Abdurahman e la passione per il Rap

Ciao a tutti, io mi chiamo Abdurahman, ho 22 anni e vengo dalla Guinea, sono nato a Dalaba ma sono cresciuto a Kankan. Rispetto al mio paese posso raccontarvi che la capitale della Guinea è Conakry e che la lingua ufficiale è il francese che si accompagna a tutti i dialetti sudanesi che vengono parlati sul territorio. Sulla città in cui sono cresciuto, Kankan, posso dirvi, per quello che mi ricordo che, nel 2010 sino al 2015 ci fu Kramo Solo, che fu un personaggio molto importante a livello religioso poiché benediceva tutte le persone che si rivolgevano a lui ed ogni sua benedizione si realizzava. 

Sono ospite nell’housing  “San Salvario House” da luglio, all’interno dell’housing ho conosciuto delle persone molto simpatiche e disponibili, alle quali ogni tanto chiedo aiuto e consigli e con i quali nel tempo libero ci teniamo compagnia.

Ho da sempre il grande sogno di fare musica, mi piace molto il Rap e l’Afro Beat al punto tale che ho creato un gruppo che si chiama “Foulah gang”, il nome “Foulah” rappresenta la nostra etnia mentre con “Gang” intendiamo non solo il gruppo ma la parola è stata scelta per esaltare le caratteristiche positive, ovvero “coloro che combattono per il bene”. 

La “Foulah Gang” è composta da 7 persone,ci sono due cantanti, di cui uno sono io, e con tutti gli altri ragazzi della crew ci aiutiamo a vicenda per poter produrre gli afro beat, registrare i pezzi e creare i video delle canzoni.

Il gruppo musicale è nato quasi un anno fa, ma tra di noi ci siamo conosciuti circa 3 anni fa in Sicilia, la caratteristica del nostro gruppo e che siamo tutti guineani, i pezzi  che creiamo li scriviamo sia io e l’altro cantante, quando canto io i pezzi sono o, in pular che è la mia lingua madre, o in italiano. Il mio amico invece scrive e canta i pezzi in pular e in  patois giamaicano che è una sorta di dialetto inglese in cui alcune parole vengono sostituite con termini giamaicani.

Quando ero piccolino mi piaceva molto ascoltare la musica con i miei amici, ho iniziato a fare musica quando sono arrivato in Italia ed il rap è rimasta la mia musica preferita ma siccome nel mio paese piace molto l’afro beat e la dancehall mi piacerebbe specializzarmi anche in quel genere musicale. Quest’estate tutte le volte che ho potuto sono andato a sentire i miei amici suonare, fare freestyle e creare gli afrobeat e da loro ho cercato e cerco tuttora di imparare tutto quello che posso, anche perchè, purtroppo non ho frequentato nessuna scuola di musica anche se mi piacerebbe molto farla per poter imparare tutto quello che c’è da sapere.

Un giorno, mi piacerebbe diventare famoso a livello mondiale, non vi preoccupate so che è molto difficile ma ci proverò con tutte le mie forze, ad ora ho scritto tre canzoni, ma quella che mi piace di più si intitola “Diallo Money Gang “ ed in questa canzone ho raccontato la mia storia e di come ho imparato ad affrontare le avversità, il tema principale della canzone è che non si può giudicare nessuno a maggior ragione quando non sappiamo nè la sua storia nè quello che accadrà domani. Poi ho scritto due canzoni che ho dedicato ad una ragazza che amavo ma con la quale, purtroppo, le cose non sono andate troppo bene.

Le altre canzoni sulle quali sto lavorando trattano sempre il tema del giudizio e racconto sempre un po’ di quello che succede nella mia vita, questi ultimi pezzi sono ancora in fase di ridefinizione sia a livello di beat che di testo.

Ora vi saluto e vi lascio un pezzo tratto dalla canzone che ho scritto dal titolo “Gucci Gang”

 

Quando abitavo in casa popolare, mi  riuscivo solo ad isolare

ora sono in viaggio con il mio zaino sulle spalle,

sto camminando verso le montagne,

vedo solo farfalle nere e farfalle bianche 

ma non ho visto nessuno che mi ha chiesto se ho fame”

L’estate di Halefom a San Salvario House

Oggi conosciamo meglio un ospite dell’housing San Salvario House: Halefom

 

“Ciao! Mi chiamo Halefom ed ho 32 anni, vengo dall’Eritrea, per la precisione da Mendefera. Mendefera ha una storia molto interessate! 

La città è collocata su due colline e prende il nome dalla collina situata al centro della città;  la leggenda di questa città narra che prima vi era una fitta giungla, dove vagavano animali selvatici che rendevano impossibile a chiunque vivere ed entrare ma solo i coraggiosi riuscivano ad entrare; il nome “Mendefera” significa “nessuno osò” ed è un importante promemoria per il popolo tigrino della dura e forte resistenza che venne opposta al popolo italiano.Quando sono nato io però la foresta non c’era più ed al suo posto c’era una città, la città che Mendefera è adesso, ricca sia di fabbriche di piccole e medie dimensioni sia di mercati.  

Vivo nell’housing “San Salvario House” da quasi un anno ed ho stretto amicizia con gli altri ragazzi che vivono con me, vado d’accordo con tutti e mi piace ridere e scherzare con loro, chiacchierare del più e del meno ma anche ascoltare le loro storie e mi piacciono le cene comuni che organizziamo dove ognuno porta qualcosa e lo condivide con gli altri.

E’ stato un anno particolare per il lockdown che c’è stato a causa del virus COVID-19 ma per me è stato un anno speciale del quale sono molto contento perchè ho ripreso il mio percorso di studi in biologia cellulare e molecolare all’università di Torino che era un mio grande sogno, ho da poco terminato la sessione esami ed è finalmente arrivata l’estate!

A luglio ho partecipato all’estate ragazzi del San Luigi dove mi occupavo dell’accoglienza dei bambini misurando loro la temperatura, poi però tornavo a casa a studiare.

Adesso che la sessione esami è finita posso finalmente andare in vacanza ed andrò a trovare mio fratello Habtom a Vienna e starò con lui per due settimane. 

Per il nostro viaggio abbiamo previsto di girare un po’ Vienna dove visiteremo il museo ed il teatro di Mozart, abbiamo poi deciso di visitare Salisburgo e tra le cose importanti da fare c’è anche quella di andare a mangiare la torta Sacher, che da quanto ho capito è tipica di Vienna; è una torta buonissima con tanto cioccolato, come piace a me, ed un po’ di marmellata.

Al mio ritorno a Torino spero di organizzare qualche gita al mare o in montagna con i ragazzi dell’housing e di godermi in tranquillità gli ultimi giorni di vacanza prima che ricomincino i corsi all’università e la sessione esami.”

La vita all’Housing nella Quarantena

Durante la quarantena, in housing sono cambiate tante cose, ma partiamo dal principio.

Innanzitutto,subito dopo lo scoppio della pandemia e prima del lockdown generale alcuni di noi sono tornati a casa, chi in Italia e chi invece ha raggiunto mete più lontane come l’Africa o l’Asia Meridionale; chi di noi invece è rimasto qui ha cambiato stanza per rispettare le varie norme sanitarie. Durante i mesi di lockdown, siamo così rimasti a casa, seppur ogni tanto pesasse non poter uscire; lo stare a casa ha portato con sé dei risvolti positivi, infatti avendo avuto modo di trascorrere più tempo insieme, il gruppo ha trovato una maggiore unità ed il clima in casa era più sereno. Per quanto riguarda la quotidianità, Halefon che studia biomedicina, ci inviava tutti i giorni il bollettino con il numero dei contagi causati dalla pandemia, alcuni guardavano insieme il telegiornale e poi lo commentavano insieme, altri invece passavano il tempo ad allenarsi sulla terrazza mantenendo le giuste distanze gli uni dagli altri, abbiamo messo una barra per le trazioni alla porta della terrazza ed ogni tanto ci sfidavamo a chi ne faceva di più. infine in questa quarantena alcuni di noi si sono divertiti ad improvvisarsi parrucchieri per poi pentirsene poco dopo poichè il taglio risultava più bizzarro del previsto ma ciò nonostante ci abbiamo riso su sperando che i parrucchieri veri aprissero il più in fretta possibile. Per quanto riguarda le attività, come le cene e le colazioni, che prima svolgevamo con i volontari  abbiamo dovuto interromperle, ma ci siamo cimentati noi nella cucina ed una sera, grazie all’aiuto di Davide, abbiamo fatto la pizza!

Inoltre durante questo duro periodo, tutte le volte che uscivamo per far la spesa abbiamo imparato a mettere la mascherina e capito l’importanza di essa; mano a mano che le restrizioni diminuivano, Marco uno di volontari, è tornato a farci visita trascorrendo ogni tanto con noi la domenica e proponendoci alcuni giochi di società.

E’ avvenuto poi un altro grande cambiamento, a maggio, Luca, l’educatore che stava con noi è andato via ed è subentrata Erika, cogliamo così l’occasione sia per dire un grande grazie a Luca, non solo per il tempo che ha trascorso con noi ma anche per tutto quello che fatto per noi e per l’housing, sia per dare il benvenuto ad Erika.

Adesso che piano piano stiamo tornando alla normalità molti di noi hanno ripreso a lavorare, Halefon ha smesso di mandare il bollettino dei contagi e noi stiamo cominciando a riaprire l’housing per i nuovi ingressi; però una volta a settimana, continuiamo a fare le nostre cene comuni e con l’occasione impariamo sempre qualcosa di nuovo, c’è chi ha imparato a fare le torte e chi invece ha capito quanto deve cuocere la pasta senza che scuocia, abbiamo inoltre imparato che è divertente ogni tanto ritrovarci tutti seduti insieme a tavola e poter così parlare sia dell’housing in sè ma anche di quanto è bello ridere e scherzare insieme.

 

La vita a San Salvario House… ai tempi della quarantena

Cosa vuol dire vivere a San Salvario House in tempo di quarantena?

I ragazzi stanno facendo la loro parte in questo periodo e si danno da fare perchè al più presto si possa tornare alla normalità. Alcuni di loro stanno continuando a lavorare e hanno dovuto imparare velocemente tutte le norme di sicurezza per poter continuare la vita insieme agli altri ragazzi. “I ragazzi sono sempre più tesi e quando la noia sale nascono anche piccoli dissapori – dice Luca, educatore dell’housing- paradossalmente però stiamo imparando in questo periodo a condividere ancora di più tra noi e ciascuno fa il suo pezzo.”

Alefom racconta: “Per far passare le giornate ci stiamo improvvisando parrucchieri e pizzaioli. Anche un pò di palestra fatta insieme  ci aiuta a passare il tempo e diverci insieme.”

Si stanno preparando a vivere la Pasqua con speranza augurando a tutti che questo periodo finisca presto.