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Il Gruppo anziani del SS. Pietro e Paolo va in vacanza. Il Parroco: “annata positiva, arrivederci a settembre!”

Giovedì 7 giugno 2018 si è conclusa l’attività del gruppo anziani della Parrocchia Santi Pietro e Paolo. La giornata è cominciata con la Santa Messa di ringraziamento e il sacramento dell’unzione agli infermi per gli anziani e gli ammalati, a cui è seguito il pranzo al ristorante “Il Parin” di via Ormea, in San Salvario. Don Mauro Mergola che ha accompagnato il Gruppo Anziani nel percorso annuale di fede così commenta:

È stato un anno pieno di soddisfazioni e ricco di attività. Mi sento di fare un ringraziamento speciale alle animatrici del gruppo Giuseppina, Andreina e Loredana. Durante l’estate il cammino degli anziani continuerà in Parrocchia con i momenti di preghiera. Mi auguro che si continui a segnalare la presenza di ammalati, allettati o anziani soli e impossibilitati a frequentare la chiesa affinché noi sacerdoti possiamo recarci da loro, assicurando i sacramenti.

Le attività riprenderanno da settembre, ogni giovedì dalla 15 alle 17 con i consueti momenti culturali, ricreativi e le uscite fuori porta proposte dalla Circoscrizione per la terza età.

Al San Luigi Giorgio Carlino per l’8xmille: “Un gesto d’amore, semplice come una firma”

Per conto di Sovvenire – Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica – è intervenuto, mercoledì 30 maggio, durante l’incontro “A.A.A. Cercasi Famiglie Adottanti” svoltosi nei locali dell’Oratorio San Lugi di Torino, Giorgio Carlino, diacono permanente della Diocesi di Torino, che ha introdotto ai presenti il funzionamento dell’8xmille alla Chiesa cattolica con cui ogni anno si dà, a milioni di persone in difficoltà, la possibilità di ritrovare la speranza.

Dal 1989 rappresentiamo quella parte della C.E.I. che realizza iniziative per informare e sensibilizzare sull’8xmille i cittadini italiani. Ogni anno hai la possibilità di far destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica. La firma per l’8xmille è molto più di una firma. È innanzitutto una scelta, la tua, di destinare una quota del gettito complessivo dell’Irpef alla Chiesa cattolica, allo Stato italiano o ad altre confessioni religiose, senza nessuna tassa in più, semplicemente esprimendo la possibilità di sostenere chi si vuole. Perché destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica? Per dare speranza a milioni di persone e sostenere i più deboli, vicino a te o nei paesi più poveri del mondo. È un piccolo gesto d’amore, semplice come una firma.

Guarda l’intervento di Giorgio Carlino per l’8xmille:

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A San Salvario non solo abiti alla moda per la sfilata “La Stoffa dell’Amore”

Sabato 2 giugno, ore 22.30. La piazza ottagonale di Largo Saluzzo, nel quartiere multietnico di San Salvario, comincia a riempirsi di giovani pronti a vivere il consueto appuntamento con la movida al sabato sera. Dal portale spalancato della Chiesa di Santi Pietro e Paolo questa sera però corre una passerella su cui un gruppo di quattro giovani ventenni si appresta a dare il via ad uno spettacolo di moda “controcorrente” dove non è importante l’abito che sfila, ma la ragazza che lo indossa, aprendo un confronto tra palco e piazza, intorno alle tematiche dell’amore e delle relazioni.

Ha così inizio “La Stoffa dell’Amore”, la sfilata di moda inserita nelle attività salesiane della Movida Spirituale, pensata e voluta da don Mauro Mergola, parroco salesiano della Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, momento che permette di accogliere molti giovani in uno dei luoghi di aggregazione privilegiati della vita notturna della città di Torino, attraverso incontri e colloqui affiancati a momenti di preghiera, opere di sensibilizzazione ed educazione civica e ambientale. La sfilata è organizzata in collaborazione con l’associazione Turris Eburnea, realtà che da anni usa il linguaggio della moda e dell’eleganza, per generare un confronto creativo tra i giovani intorno a tematiche come l’amore, la donna, il linguaggio del corpo e le relazioni.

“Nel corso degli anni ho imparato che ciò che è importante in un abito è la donna che lo indossa“: con Yves Saint Laurent apre la passerella Antonia, giovane milanese che lavora nell’event management, che aggiunge:

Questa sera sfateremo il mito che l’abito non fa il monaco, ci renderemo conto della potenza comunicativa del nostro abbigliamento e della percezione che gli altri hanno di noi attraverso ciò che indossiamo. Parleremo di amore e di coraggio ma anche di perdono. Della vera eleganza, che come dice Dior, deve essere la giusta combinazione di distinzione, naturalezza, cura e semplicità. Fuori da questo, credetemi, non c’è eleganza. Solo pretesa.

Comincia dunque la sfilata delle modelle, cadenzata da citazioni e riflessioni dei ragazzi della Turris Eburnea che dialogano con i giovani della piazza su varie tematiche, sul linguaggio del corpo e sull’importanza di costituire oggi più che mai solide relazioni che durino nel tempo, come spiega Henriette, studentessa ventiduenne di design della moda al Politecnico di Milano:

La relazione d’amore tra un uomo e una donna può essere paragonata al processo di creazione di un abito su misura, dall’idea alle finiture, passando per la scelta della stoffa, cioè della persona con cui cucire la relazione. Quindi, se io ho del jersey e ho in mente di fare un cappotto rigido per quanto posso mettermi a stirarlo non funziona, ed è meglio se lo uso per cucire una maglietta. Insomma, se in una relazione le cose importanti per ciascuno sono opposte, o adatto il mio progetto anche sulle esigenze dell’altro, senza trascurare il mio valore, oppure è meglio che trovi qualcuno che ritenga importanti le mie stesse cose!

Sul valore della fedeltà interviene invece Gabriele, studente di medicina a Torino che, riprendendo le parole dello scrittore francese Michel Quoist, spiega:

Essere fedeli non è non smarrirsi, non combattere, non cadere. È rialzarsi sempre e sempre camminare, è voler perseguire fino alla fine il progetto preparato insieme e liberamente deciso.

Gli fa da eco Maddalena, ventiduenne torinese d’origine rumena che sul palco, rivolgendosi al pubblico rivela come:

Noi giovani in questo periodo siamo molto insicuri, abbiamo paura di tutto ciò che non conosciamo, e per questo è molto difficile a volte decidere di intraprendere nuove avventure. Questa paura a volte è cosi forte che ci blocca, e non riusciamo a fare niente di più. Citando i padri oblati, perseverare non significa non inciampare mai, ma sempre rialzarsi e proseguire per la via che è mia, magari zoppa per qualche tempo o per sempre.

E se il vestito si rovina, si sporca o nel peggiore dei casi si strappa? “La prima nostra reazione sarebbe buttare il vestito, come la società contemporanea dell’usa e getta ci suggerisce spesso di fare, dimenticando tutto ciò che ci aveva spinto a comprarlo”, risponde ancora Maddalena, che aggiunge:

Magari ci aveva ricordato qualcosa, c’erano piaciuti i colori. Invece adesso proprio perché ha una macchia o perché è strappato decidiamo di buttarlo, così, come se nulla fosse. È quello che facciamo anche con i rapporti umani, sia con noi stessi che con gli altri. Con noi stessi quando facciamo fatica a perdonarci per aver commesso un errore. Oppure quando facciamo qualcosa che ci fa apparire in modo diverso agli occhi degli altri. Questo accade molto di più quando sono gli altri ad essere giudicati, è facile provare a giudicare qualcuno. Ci basta evidenziare qualcosa che non ci convince fin da subito. Perchè è diverso da noi e siamo subito pronti a giudicare.

Urge allora riscoprire un mestiere che fino a qualche tempo fa era molto diffuso, soprattutto tra le donne, e che oggi rischia l’estinzione, cioè quello del sarto, come ricorda Gabriele, che aggiunge:

Di fronte ad un abito rotto il sarto fa dei lavori straordinari, sa trasformarlo. È sempre lo stesso abito, ma il sarto può renderlo davvero diverso, seppur mantenendo la sua unicità. Questo sarto noi lo chiamiamo Misericordia. Un abito dunque, anche se rotto, può essere sempre riparato. Così una relazione, se faccio uso della Misericordia, che devo saper rivolgere prima verso me stesso, verso l’oggi e soprattutto verso il passato, benedicendo la mia storia e soprattutto ogni mia caduta.

Perché non è la caduta, l’errore, ad averla vinta e ad avere l’ultima parola, se io lo voglio: l’ultima parola ce l’ha la riposta che io cerco di dare a questa caduta, la forza che metto nell’affrontare la debolezza che mi fa cadere. E rivolgere il perdono verso di me è la via per poterlo rivolgere anche verso l’altro, chiunque esso sia. Ed ecco che solo nel perdono reciproco una coppia, pur nelle difficoltà che inevitabilmente ci saranno, può trovare la capacità di andare avanti e reinventarsi, qualunque cosa succeda. E ve lo dice uno che è stato perdonato molte volte.

La sfilata di moda si chiude, come da tradizione, con l’uscita in passerella di una modella in abito da sposa, indossato per l’occasione da Greta, giovane arpista da poco laureatasi in lettere, intervistata da Lorenzo, studente di medicina; alla domanda su “quale sia per lei il valore dell’abito bianco” risponde così:

Chi non ha mai sperimentato nella vita, soprattutto in momenti difficili, il desiderio di qualcosa di tutto e solo bello, di una bontà pulita, di un abbraccio puro, integro? Avere questo rapporto con la persona che si ama, amarsi in modo pulito, sincero, fedele, profondo. Ecco cosa rappresentano per me, questo abito e il suo colore. E non si tratta solo di una purezza fisica: è una purezza soprattutto morale, interiore. Il matrimonio è qualcosa di preparato, di vissuto intimamente e profondamente in tutta la sua grandezza e bellezza. È il punto d’inizio di tutto, in una relazione: di una vita nuova in due, tenendosi per mano».

Alla fine i ruoli si ribaltano ed è Greta a rivolgersi all’intervistatore e a chiedergli cosa pensa lui sul matrimonio, che prontamente risponde:

Per me il matrimonio è prendersi l’impegno di tenere la persona che ami per sempre accanto a te, e credo che quel “Qualcuno” che vi ha fatto incontrare, in quel momento, promette di starti sempre accanto, di darti la forza di portare avanti il tuo amore, con bellezza, serenità e pienezza. Sposarsi è dare la vita per un altro, la possibilità di ricominciare sempre insieme.

A San Salvario è IftarStreet: oltre duemila le presenze alla cena di fine Ramadan

Anche quest’anno si è svolto a Torino l’IftarStreet, nella sua quinta edizione, l’iniziativa più attesa di Ramadan nella città sabauda inserita all’interno del programma Moschee Aperte – Spazio per tutt@. Più di 2 mila partecipanti si sono ritrovati domenica scorsa, dalle ore 20.30, nel quartiere di San Salvario in una tavolata di oltre 125 metri con inizio in via Saluzzo 18 e termine in Largo Saluzzo, davanti alla Parrocchia di Santi Pietro e Paolo e hanno condiviso il pasto serale con la cena di “Iftar”, la rituale rottura del digiuno che sopraggiunge al calar del sole, aperta a persone di ogni provenienza, fede religiosa, cultura, accomunate dal piacere di stare insieme, conoscersi, dialogare.

L’obiettivo principale dell’IftarStreet – ci spiega uno degli organizzatori – è proprio quella di creare un momento conviviale, aperto, nel quartiere di San Salvario, in cui persone di tutta la città di Torino possano vivere l’esperienza di fine digiuno giornaliera, in arabo chiamato Iftar, mangiando in compagnia della comunità islamica.

L’evento nasce nell’ambito del Patto di Condivisione firmato nel 2017 dalla Città di Torino e dai Centri islamici, come importante segnale di apertura e reciproca fiducia da parte della comunità musulmana e della città nel suo complesso, frutto di un percorso di crescita e di condivisione che la Città promuove da decenni.

All’IftarStreet hanno partecipato i ragazzi della Comunità minori stranieri non accompagnati (MSNA) dell’Oratorio San Luigi di via Ormea, in compagnia del responsabile Don Mauro Mergola che per l’occasione ha lasciato aperta la Parrocchia Santi Pietro e Paolo, di cui è parroco, Davide Ricca, presidente della circoscrizione 8 – San Salvario, che si è detto soddisfatto per una manifestazione che “da 5 anni a questa parte, qui a San Salvario” continua a dare i suoi frutti, in un quartiere multiculturale “dove ci sono 2 moschee e dove tutta la cittadinanza viene invitata a rompere il digiuno insieme alla comunità musulmana. È un evento – ha aggiunto Ricca – che aiuta a comprendere gli usi e i costumi dell’Islam, e che fa dialogare da anni cattolici, musulmani, ebrei, attorno ad una tavola imbandita di prelibatezze arabe. Perchè – si sa – a tavola si può fare solo la pace”.

Presente all’evento anche l’imam Walid della Moschea Omar Ibn Al-Khattab di via Saluzzo 18, nel quartiere di San Salvario, a Torino che ha spiegato come l’Iftar sia un altro modo per conoscere se stessi, con l’esercizio dell’autocontrollo e del digiuno, aggiungendo che:

L’Iftar facilita la convivenza tra la nostra comunità di fede islamica e le altre comunità di credenti presenti in un quartiere vivace come quello di San Salvario. È una manifestazione che organizziamo da 5 anni per comunicare il messaggio che siamo pacifici, fratelli, anche se di credo diverso. Perché prima di tutto siamo umani e, in quanto tali, fratelli. Figli di un unico Padre che è Dio. Questo cerchiamo di trasmettere ogni anno insieme ai fratelli ebrei della Sinagoga e a Don Mauro della Parrocchia Santi Pietro e Paolo.

2/06: tutti in passerella con “La Stoffa dell’amore” in Largo Saluzzo

Sabato 2 Giugno, alle ore 22.30, in Largo Saluzzo, arriva un’iniziativa che strizza l’occhio all’estate e alla movida giovanile che popola San Salvario: “La Stoffa dell’Amore”, una sfilata di moda, inserita nelle attività salesiane della Movida Spirituale, pensata e voluta da Don Mauro Mergola, parroco salesiano della Parrocchia SS. Pietro e Paolo, in collaborazione con l’associazione Turris Eburnea, realtà che da anni si sperimenta con audacia mediante l’utilizzo del linguaggio della moda e dell’eleganza, organizzando incontri pubblici rivolti a ragazzi e ragazze finalizzati alla creazione di un confronto originale e creativo intorno a tematiche come l’amore, la donna, il linguaggio del corpo e le relazioni tra i giovani. La Stoffa dell’Amore – spiega Don Mauro Mergola – sarà un evento importante di condivisione e di  divertimento che abbiamo organizzato come Parrocchia, insieme a Turris Eburnia, associazione che è nata proprio qui in San Salvario nel 1941, per volere di Don Michele Peyron, l’allora vice parroco alla Chiesa Sacro Cuore di Maria.”

“La Stoffa dell’amore”

Sabato 2 Giugno 2018
Largo Saluzzo

Uno spettacolo di “moda controcorrente”, dunque, che intreccerà abiti da sogno, musica e intrattenimento. Qui ragazzi e ragazze potranno confrontarsi, alternando dialogo e gioco, infatti “durante la serata – continua don Mauro – i giovani dell’associazione sensibilizzeranno con delle testimonianze i coetanei della movida sul tema dell’amore, sulla sua scoperta, sul senso del pudore, sul rispetto di sé e dell’altro, attraverso la condivisione di un progetto di vita, in linea con il progetto di don Peyron. L’amore è una cosa bella, importante, che richiede capacità di progetto, responsabilità, custodia e dono di sé. Perché – conclude il parroco salesiano – il corpo non è un oggetto, ma espressione della persona inserita in un progetto più grande, quale quello della vocazione al matrimonio.”

La sfilata di moda si inserisce nell’ambito delle consuete attività della Movida Spirituale al sabato sera davanti alla Chiesa di Santi Pietro e Paolo in largo Saluzzo, momento che permette di accogliere molti giovani in uno dei luoghi di aggregazione privilegiati della vita notturna della città di Torino, attraverso incontri e colloqui affiancati da momenti di preghiera, opere di sensibilizzazione ed educazione civica e ambientale.

Maggiori Info sulla MOVIDA SPIRITUALE

RASSEGNA STAMPA

Si propone una breve rassegna stampa sulla sfilata di moda La Stoffa dell’Amore, inserita nelle attività salesiane della Movida Spirituale, pensata e voluta da Don Mauro Mergola, parroco salesiano della Parrocchia SS. Pietro e Paolo, in collaborazione con l’associazione Turris Eburnea.

 

LA STAMPA, edizione del 30 Maggio 2018. Articolo a cura di Federico CALLEGARO

Nel cuore della movida la sfilata “virtuosa”

L’associazione cattolica Turris Eburnea: “Vogliamo comunicare bellezza attraverso il pudore e il buon gusto”

Una passerella che esce direttamente dal portone della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, percorre il sagrato e si ferma nel centro di piazza Saluzzo, il cuore pulsante della movida notturna Torinese e dello svago dei tanti giovani che affollano i locali di San Salvario. Sopra, a sfilare, ragazze che mettono in mostra abiti destinati a esaltare «la bellezza attraverso il pudore della donna, la sua dignità e il suo buon gusto».

Questo sabato sera, a partire dalle 22 e 30, gli avventori della notte torinese si troveranno davanti a una sfilata di moda particolare. Un evento organizzato dall’associazione cattolica «Turris Eburnea» che ha come scopo proporre percorsi di moda alternativi a quelli dei circuiti commerciali e di veicolare messaggi grazie alle sfilate. «È una collezione preparata interamente da noi e affidata a sarti che hanno tradotto in stoffa i nostri disegni – racconta Madin D’Osasco, una delle organizzatrici -. Lo scopo del nostro lavoro è quello di incontrare i giovani attraverso la moda e di offrire alle donne dei capi che comunichino dignità e bellezza attraverso il pudore e il buon gusto. Abiti belli, quindi, che esaltino il valore delle donne ma che raccontino anche qualcos’altro in merito alla virtù».

Il candore e il matrimonio

L’associazione «Turris Eburnea» organizza eventi in tutta Italia ma ma sua storia affonda le radici proprio a Torino. «Nasciamo nel 1941 a Torino per volontà e intuizione di Don Michele Peyron, giovane sacerdote che gestiva la parrocchia del Sacro Cuore di Maria – racconta Madin D’Osasco -. Dalla sua fondazione abbiamo girato il mondo proponendo uno stile di moda, fuori dai circuiti commerciali, che vuole parlare ai giovani di valori». Prima grande differenza tra le sfilate di abiti commerciali e quella di sabato prossimo? «Beh nel primo caso le modelle sono ragazze che si spostano mute, come manichini senza parola, da noi, invece parlano – spiega l’organizzatrice -. Le modelle verranno anche intervistate sul palco e presenteranno quelle che sono le loro opinioni». Al culmine della nottata, poi, ci sarà l’abito che il gruppo ritiene più importante: «Sarà un abito da sposa bianco – spiegano quelli di Turris Eburnea -. Il bianco richiama alla purezza e alla trasparenza nei rapporti e sarà anche occasione per la modella che lo indosserà per parlare del matrimonio come impegno importante e che dura per tutta la vita».

 

IT.ALETEIA.ORG, edizione del 30 Maggio 2018. Articolo a cura di Annalisa TEGGI (clicca qui per accedere alla pagina)

Parlare alle ragazze di affettività attraverso la moda: è la sfida vinta di “Turris eburnea”

La vera eleganza è fortezza e purezza, le giovani che vivono i valori cristiani non sono mosche bianche ma semi di luce. Ecco una storia italiana nata negli anni ’40 che sta girando il mondo.

Ho preso appunti più svelta che potevo, mentre Maddalena mi parlava con grazia e piena di entusiasmo. Amo le etimologie, perché illuminano la realtà: siamo smemorati cronici e riscoprire l’origine di una parola può cambiare il nostro modo di agire. Lo sappiamo che «moda» deriva dal latino «modus», cioè misura, equilibrio? E che «eleganza» viene da «eligo», vale a dire «saper scegliere»?

La scelta presuppone un protagonista, invece nel gergo comune è diventato frequente definirsi fashion victims, vittime della moda; le modelle stesse, quelle della cosiddetta haute couture, somigliano sempre più a malinconiche malate di insensatezza e nichilismo. Stravaganti anoressiche con lo sguardo fisso nel vuoto.

Che ne è della donna? Che ne è del messaggio di felicità, bene, affetto che s’accompagnano con naturalezza alla femminilità? Eccomi allora, a orecchie tese e scrittura veloce, ad ascoltare da Maddalena D’Osasco (responsabile della sede di Milano di Turris eburnea) una storia tutta italiana, cristiana e dedicata alla formazione dell’anima delle ragazze attraverso la moda.

Torino anni ’40, Italia e mondo anni 2000

La storia di quest’avventura che si fa opera inizia a Torino negli anni ’40 e ha come protagonista Don Michele Peyron, giovane parroco che nel Piemonte respira l’aria fresca del messaggio di Don Bosco e in quanto anche avvocato tocca con mano le ferite delle coppie sposate.
Intuisce che occorre parlare coi giovani di cosa sia il matrimonio realmente, capisce che bisogna farlo quando sono molto giovani, avverte che la donna sia il perno su cui puntare. Mi spiega Maddalena:

Formando la donna in profondità, di riflesso si forma l’uomo. Don Peyron pensava che la moglie fosse «l’autista» della vita coniugale ed il suo concetto altissimo della femminilità fu profetico, pensando alla successiva venuta dell’enciclica Mulieris Dignitatem e alla lettera di San Giovanni Paolo II alle donne.

Come riuscire ad avvicinare e coinvolgere le adolescenti, soprattutto quelle che non gravitavano attorno alla parrocchia? Ci voleva qualcosa di simpatico ed attraente, e qui il ricordo va ai giochi di prestigio usati da Don Bosco per divertire i ragazzi. Una chiave di accesso al mondo femminile poteva essere la moda.
Proposta azzardata, erano gli anni ’40, ma è un percorso che Don Michele intraprende confrontandosi dapprima con Don Giovanni Calabria e poi col Papa.

Col beneplacito del Pontefice ha inizio un’opera che è cresciuta fino ad oggi: si chiama Turris eburnea, perché Peyron affidò a Maria l’impresa, scegliendo quella voce delle litanie che la lodano come torre d’avorio. La fortezza della torre e la purezza dell’avorio, questi i capisaldi della donna da diffondere e salvaguardare.

Da Torino il viaggio di Turris eburnea ha toccato altre città italiane e straniere: oggi ci sono quattro sedi italiane (Torino, Genova, Milano, Roma) e gli eventi sono stati portati in tutto il mondo (Giappone, Nordafrica, Cina, Mongolia, tutta Europa, Australia, Sudamerica).

Sfilate di moda fatte di bellezza, sorrisi, parole

L’attività di Turris Eburnea, che è senza fine di lucro, ruota attorno all’organizzazione di sfilate di moda che siano occasioni di dialogo sui temi  delle relazioni affettive. Un gruppo di adulti si occupa di realizzare due collezioni all’anno ispirate all’idea di bellezza e di eleganza che rispettino il corpo della donna. Gli abiti realizzati non vengono venduti, ma sono lo strumento per realizzare sfilate di moda che si svolgono nelle sedi dell’associazione e in giro per l’Italia e nel mondo, su richiesta degli enti che lo desiderano.

La sfilata è l’evento principale, fatta da modelle giovani per un pubblico giovane: le ragazze percorrono la passerella sorridendo (cosa vietata nel mondo patinato della cosiddetta alta moda!) e con un microfono in mano. Spiega Maddalena:

Non sono manichini, sono voci che parlano e raccontano. Parlano della bellezza e da lì delle relazioni affettive; poi l’arrivo dell’abito da sposa dà lo spunto per parlare del significato del colore bianco e del valore del matrimonio.

Nonostante la proposta sia dichiaratamente cattolica, molte sfilate all’estero sono state fatte in paesi stranieri in cui la presenza cristiana è minoritaria. Per due volte a Tokyo presso il teatro Hokkaido (5000 posti) hanno registrato il tutto esaurito; a Istanbul hanno sfilato di fronte alle studentesse di una scuola a prevalenza musulmana; di recente l’approdo in Mongolia dove i cristiani sono circa il 2%.

Un paradosso sensato: essere entusiaste nel presente, ma ispirate da valori antichi

La moda è quanto di più effimero e leggero si possa immaginare, apparentemente. Maddalena mi racconta un episodio significativo accaduto durante una sfilata di Turris eburnea in Cina:

Una giornalista non si capacitava del fondamento paradossale della nostra esperienza e ci chiedeva come fosse possibile presentare abiti la cui foggia e ispirazione è di estrema attualità, fondendoli con la proposta di valori antichi e da molti giudicati superati (la castità, la purezza, la fedeltà).

L’aspetto tipicamente cristiano di questa presenza è proprio il dialogo che si offre al pubblico, dopo la sfilata. È una proposta che si fa subito compagnia, per chi vuole. Molte ragazze vedono lo spettacolo e si rincuorano non sentendosi più mosche bianche dentro un mondo che venera la sessualità libera e i rapporti usa e getta; altri fanno spallucce e salutano.

La stoffa dell’amore, tutti in piazza a Torino il 2 giugno

Per chi voglia vedere dal vivo cos’è Turris eburnea c’è l’occasione giusta: sabato 2 giugno in Largo Saluzzo a Torino si svolgerà una sfilata intitolata La stoffa dell’amore. Maddalena la definisce una delle imprese più audaci che hanno fatto, si tratta di mettersi al centro del luogo della movida torinese e amplificare un messaggio controcorrente in sintonia con una parrocchia del luogo che da anni organizza una «movida spirituale» (la chiesa resta aperta tutta la notte con all’interno un gruppo di giovani che cantano davanti al Santissimo e ad accogliere chiunque voglia entrare).

Sabato prossimo questo evento si propagherà fuori dalla chiesa con la sfilata delle ragazze di Turris eburnea che faranno dono ai presenti di piccoli pezzi di stoffa decorati con parole inerenti il senso più profondo dell’amore.

Si fa così, si getta un sassolino nel mare. Qualcuno lo vedrà, qualcuno girerà gli occhi.
Da mamma di bambini che stanno crescendo, sono confortata dal sapere della presenza di questa compagnia all’affettività che i nostri adolescenti, soprattutto le ragazze, possono incontrare: come intuì Don Peyron è importante cominciare presto, dalla scuola media, a formare l’anima di una persona.

Da giornalista, riesco a guardare con meno paura la cronaca nera, dominata da tragedie familiari sempre più cruente, sapendo che c’è chi con passione all’ideale cristiano, gratuità totale e sana follia si prende il coraggio di piantare il seme del Bene e della chiamata al bene nel cuore dei nostri figli.

LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 27 Maggio 2018. Articolo a cura di Marco LONGO

Inaugurazione del Ri-Generation Lab per offrire un’occasione di lavoro ai giovani in difficoltà

L’Associazione Cnos-Fap, la Pastorale Giovanile Salesiana, la Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Torino, in collaborazione con l’impresa Astelav Srl, avvieranno la sperimentazione di un nuovo format educativo-formativo rivolto a minori e adolescenti in situazioni di svantaggio e con maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Si chiama “Ri-Generation Lab” e vuole offrire l’opportunità, mediante un corso per “Riparazioni e rigenerazione di elettrodomestici”, di “mettere in pratica valori che si basano sull’economia circolare: creare lavoro per chi è in difficoltà e rimettere sul mercato elettrodomestici che erano destinati alla rottamazione, quindi salvaguardare le persone e l’ambiente. Astelav, forte di una pluriennale esperienza maturata nel campo degli elettrodomestici e dei ricambi, mette a disposizione i propri tecnici, le proprie competenze e capacità per insegnare ai ragazzi le prime buone pratiche per effettuare la riparazione di elettrodomestici e dare così a loro una prospettiva di inserimento sociale e di futuro lavorativo“, come sottolinea Giorgio Bertolino, amministratore delegato di Astelav Srl.

L’inaugurazione del progetto “Ri-Generation Lab” si terrà Lunedì 21 maggio 2018, alle ore 18.00 presso i locali della Parrocchia Santi Pietro e Paolo, in Via Saluzzo, 39 angolo Via Giacosa a Torino.

Per l’occasione, oltre ai rappresentanti dei diversi Enti coinvolti, sarà presente il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, X successore di Don Bosco, che presiederà la cerimonia del taglio del nastro, perchè per i salesiani “la prima preoccupazione è che i giovani, in particolare i più poveri e bisognosi, possano avere delle opportunità per dare dignità alla propria vita. Papa Francesco dice: “Il lavoro è una priorità umana. E, pertanto, è una priorità cristiana”. Così con questo nuovo progetto vogliamo continuare a ripercorrere le orme del nostro fondatore San Giovanni Bosco” afferma don Enrico Stasi, ispettore dei Salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta.

L’esperienza maturata nella formazione dei giovani suggerisce che alcuni minori, a volte in uscita da percorsi di accompagnamento, abbiano bisogno di un “periodo di transizione guidato” per rinforzare le competenze di base acquisite (nel caso di licenza media già ottenuta) e per sviluppare le competenze necessarie ad un inserimento lavorativo e utili per la crescita personale.

In tal senso, il progetto prevede l’attivazione di un corso formativo di breve durata (100 ore con possibilità di successivo tirocinio) per coinvolgere i ragazzi “non ancora pronti” per un’esperienza lavorativa e con difficoltà a re-inserirsi positivamente all’interno di percorsi strutturati di IeFP. Un’esperienza per piccoli gruppi, entro una dimensione comunitaria, con personale qualificato, per offrire ai ragazzi coinvolti un “tempo” dedicato, facendo rete tra gli “spazi” che frequentano: CPIA, oratori, associazioni, centro di formazione professionale.

Il corso è stato co-progettato in maniera congiunta dal partenariato proponente ed integra le attività pratiche, preponderanti in questo tipo di esperienza, con le competenze teoriche di base del settore di riferimento, consentendo il rinforzo delle competenze di base (lingua italiana e asse matematico-scientifico), con un costante accompagnamento educativo.

Il corso per “Riparazioni e rigenerazione di elettrodomestici” si terrà in parte nella sede del Cnos-Fap di Valdocco e in parte presso i locali stessa Parrocchia Santi Pietro e Paolo, dove sono state allestite le postazioni di lavoro per l’attività laboratoriale.

Tale iniziativa, anche alla luce dell’eterogeneità degli enti attuatori, si propone di realizzare nuove pratiche inclusive, concorrendo alla sperimentazione di spazi di welfare comunitario, coniugando lavoro, formazione, educazione.

 

Cerimonia di Inaugurazione in diretta streaming su:

 

ANS - Agenzia Info Salesiana
MGS - Piemonte

 

RASSEGNA STAMPA

Si propone una breve rassegna stampa sulla neonata iniziativa di San Salvario – frutto della collaborazione tra l’Associazione Cnos-Fap, la Pastorale Giovanile Salesiana, la Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Torino, in collaborazione con l’impresa Astelav Srl – dal titolo “Ri-generation Lab”, una sperimentazione di un nuovo format educativo-formativo rivolto a minori e adolescenti in situazioni di svantaggio e con maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 13 Maggio 2018. Articolo a cura di Stefano DI LULLO.

SALESIANI – UN PROGETTO PER I MINORI CHE NON VANNO A SCUOLA

I neet di San Salvario ripareranno lavatrici

«Il problema dei neet non si può identificare solo nella mancanza di concrete opportunità formative e lavorative, ma spesso di una comunità che dia fiducia e accompagni anche quei ragazzi che non sono in grado di ‘stare dentro’ a percorsi strutturati». È questa la convinzione che ha portato la Pastorale giovanile dei  Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta ad avviare a San Salvario, da lunedì 14 maggio, un laboratorio  professionale per la riparazione di elettrodomestici rivolto ai ragazzi minori che hanno abbandonato i circuiti della formazione e rimangono «parcheggiati» sulle strade.

«Ri-Generation Lab» è il nome del progetto coordinato dalla parrocchia Ss. Pietro e Paolo, dall’oratorio salesiano San Luigi, dal Centro di formazione professionale Cnos Fap dei Salesiani del Piemonte e dall’azienda Astelav srl di Vinovo. La parrocchia ha concesso all’azienda un locale in via Saluzzo 39 da adibire a negozio per la vendita di elettrodomestici rigenerati, a fianco è stato predisposto un laboratorio- officina che diventerà la scuola per 7 ragazzi che né studiano né lavorano (sono previste 100 ore di corso, più un tirocinio). L’associazione Cnos-Fap si occuperà di riconoscere le competenze acquisite per la qualifica di formazione professionale.

«Questo progetto, che nasce in forma sperimentale», evidenzia don Mauro Mergola, salesiano, parroco di Ss. Pietro e Paolo e direttore dell’oratorio San Luigi, «vuole lanciare un messaggio alle istituzioni sulla necessità di strutturare percorsi di formazione professionale più flessibili e integrati con l’accompagnamento  educativo».

I ragazzi provengono in parte dalla comunità per minori stranieri non accompagnati ospitata all’oratorio San Luigi e in parte sono segnalati dal progetto comunale contro la dispersione scolastica «Provaci ancora Sam» portato avanti dagli oratori salesiani torinesi.

«Nel momento in cui il ragazzo si sente accolto e stimato», conclude don Mergola, «allora può dare il massimo, se si sente un peso ecco che ricerca forme per evadere dalla realtà con il rischio di cadere nella rete della devianza. Ciò che conta è costruire una relazione educativa che permette di raccogliere dei frutti». Il progetto sarà inaugurato ufficialmente lunedì 21 maggio alle 18 in via Giacosa 8 alla presenza del Rettor Maggiore dei Salesiani don Ángel Fernandez Artime.

 

 

TORINOOGGI.IT, 9 maggio 2018 (clicca qui per accedere alla pagina)

Un “Ri-Generation Lab” per offrire un’occasione di lavoro a giovani in difficoltà

L’iniziativa vede impegnati Cnos-Fab, la Pastorale Giovanile Salesiana, la Parrocchia Santi Pietro e Paolo e l’impresa Astelav Srl. I ragazzi seguiranno un corso di riparazioni e rigenerazioni di elettrodomestici

L’Associazione Cnos-Fap, la Pastorale Giovanile Salesiana, la Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Torino, in collaborazione con l’impresa Astelav Srl, avvieranno la sperimentazione di un nuovo format educativo-formativo rivolto a minori e adolescenti in situazioni di svantaggio e con maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Si chiama “Ri-Generation Lab” e vuole offrire l’opportunità, mediante un corso per “Riparazioni e rigenerazione di elettrodomestici”, di “mettere in pratica valori che si basano sull’economia circolare: creare lavoro per chi è in difficoltà e rimettere sul mercato elettrodomestici che erano destinati alla rottamazione, quindi salvaguardare le persone e l’ambiente. Astelav, forte di una pluriennale esperienza maturata nel campo degli elettrodomestici e dei ricambi, mette a disposizione i propri tecnici, le proprie competenze e capacità per insegnare ai ragazzi le prime buone pratiche per effettuare la riparazione di elettrodomestici e dare così a loro una prospettiva di inserimento sociale e di futuro lavorativo”, come sottolinea Giorgio Bertolino, amministratore delegato di Astelav Srl.

L’inaugurazione del progetto “Ri-Generation Lab” si terrà lunedì 21 maggio 2018, alle 18 presso i locali della Parrocchia Santi Pietro e Paolo, in Via Saluzzo, 39 angolo Via Giacosa a Torino.

Per l’occasione, oltre ai rappresentanti dei diversi Enti coinvolti, sarà presente il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, X successore di Don Bosco, che presiederà la cerimonia del taglio del nastro, perchè per i salesiani “la prima preoccupazione è che i giovani, in particolare i più poveri e bisognosi, possano avere delle opportunità per dare dignità alla propria vita. Papa Francesco dice: “Il lavoro è una priorità umana. E, pertanto, è una priorità cristiana”. Così con questo nuovo progetto vogliamo continuare a ripercorrere le orme del nostro fondatore San Giovanni Bosco” afferma don Enrico Stasi, ispettore dei Salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Tale iniziativa, anche alla luce dell’eterogeneità degli enti attuatori, si propone di realizzare nuove pratiche inclusive, concorrendo alla sperimentazione di spazi di welfare comunitario, coniugando lavoro, formazione, educazione.

LA STAMPA, 22 maggio 2018, Circoscrizione 8/San Salvario

Il negozio di frighi e lavatrici riparati dai ragazzi in difficoltà

Pier Francesco Caracciolo

Nel nuovo punto vendita Astelav, a San Salvario, si possono comprare elettrodomestici riparati e rimessi a
nuovo da giovani rimasti fuori da percorsi scolastici o dal mondo del lavoro. Ragazzi tra 16 e 18 anni, che non conoscono la nostra lingua o arrivano da contesti familiari difficili, e per questo faticano anche a intraprendere corsi professionali. Il negozio in via Saluzzo 39 (angolo via Giacosa) è stato inaugurato ieri grazie a un accordo con la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. I salesiani, proprietari dei muri, hanno dato in affitto i locali. La ditta di Vinovo, che da 55 anni distribuisce ricambi per elettrodomestici ed è coinvolta
nel salvataggio di Embraco, ha ristrutturato uno spazio in più, il negozio accanto, e messo a disposizione i
propri tecnici. Così ha permesso la nascita di un laboratorio ad hoc: uno spazio in cui 6 giovani italiani e stranieri – provenienti dal centro di accoglienza per minori non accompagnati dell’oratorio San Luigi, in via Ormea, o in arrivo dal progetto contro la dispersione scolastica «Provaci ancora Sam» – possano imparare a «rigenerare» lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi destinati al macero. Gli obiettivi? «Aiutare questi ragazzi ad acquisire autostima e riscoprire interessi e passioni che in contesti difficili si rischia di perdere – spiega don Mauro Mergola, il parroco dei Santi Pietro e Paolo -. Nella speranza che questo possa avvicinarli verso una vera professione».Il progetto, Ri-Generation Lab, è stato realizzato col sostegno della Compagnia di San Paolo. Al taglio del nastro, oltre al fondatore di Astelav Giorgio Bertolino, erano presenti vertici salesiani e istituzioni: il rettor
maggiore don Angel Fernandez Artime, l’ispettore del Piemonte don Enrico Stasi, l’assessora regionale Monica Cerutti e quella comunale Sonia Schellino, il presidente di circoscrizione Davide Ricca. I 6 ragazzi,
da qui a luglio, seguiranno un corso di 100 ore. In parte è teorico, ed è già iniziato la scorsa settimana presso il centro Valdocco, con l’aiuto dei docenti del Cnos-Fap (centro di formazione salesiano). Le lezioni pratiche sono partite ieri nel laboratorio di via Saluzzo. Con successo: i ragazzi hanno fatto ripartire una vecchia Ariston sostituendo la vasca e una resistenza. Appena sarà pronto, sarà il primo degli elettrodomestici in arrivo dal laboratorio messo in vendita nel nuovo negozio. Affiancherà altri frigoriferi o
lavastoviglie usati, recuperati e messi in commercio da Astelav. Al termine del corso, i ragazzi ritenuti idonei parteciperanno a un tirocinio all’interno dell’azienda: «Siamo al lavoro per aiutare i giovani delle fasce più deboli – ha detto don Stasi -. Per questo siamo in contatto con altre aziende: vogliamo far partire a breve progetti analoghi».

 

TORINOOGGI.IT, 22 maggio 2018 (clicca qui per accedere alla pagina)

A San Salvario per don Bosco
giovani stranieri “rigenerano” elettrodomestici

Inaugurato alla presenza del rettor maggiore dei salesiani Ángel Fernández Artime, il progetto “Ri- generation” nasce dalla collaborazione tra l’agenzia formativa Cnos-Fp, la Pastorale Giovanile Salesiana, la Parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo e l’impresa Astelav, protagonista anche nel dopo-Ebraco

Provengono dal Senegal, dall’Albania, dal Gambia, dall’Ecuador. Oppure sono nati qui da genitori arrivati  in Italia tanto tempo fa, e sentono il richiamo della terra madre. Come tutti gli adolescenti hanno dei sogni nel cassetto, coltivati in una terra non sempre disponibile ad aprirsi all’accoglienza. Vorrebbero mettere da parte qualche soldino, ma spesso non sanno da dove cominciare.

“Se vuoi che i giovani facciano quello che tu ami, ama quello che piace ai giovani“, diceva don Giovanni Bosco. Ed è proprio in suo nome che è partito, a San Salvario, un nuovo progetto sperimentale dedicato ai tanti ragazzi del quartiere che vivono in condizioni non facili e chiedono una mano per incanalare la giusta strada verso il mondo del lavoro.

L’agenzia formativa Cnos-Fap, la Pastorale Giovanile Salesiana, la parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo, in collaborazione con l’impresa Astelav (già protagonista della reindustrializzazione di Embraco, insieme ai cino-israeliani di Ventures Production) e il sostegno della Compagnia di San Paolo, sono gli attori protagonisti di “Ri-generation”, un nuovo format educativo rivolto a minori in situazioni di svantaggio sociale. In occasione del lancio del progetto, ha fatto visita alla sede di via Saluzzo il rettor maggiore dei salesiani don Ángel Fernández Artime, in Piemonte già da qualche giorno.

Da maggio a luglio, i ragazzi preselezionati affronteranno 100 ore di corso pratico di riparazione  elettrodomestici, per poi avviare, a settembre, dei tirocini mirati a un vero e proprio inserimento lavorativo. Alla base di tutto, l’economia circolare, il senso del riutilizzo antispreco, l’abilità manuale nell’aggiustare ciò che comunemente finirebbe nella spazzatura. Un’esperienza pensata per piccoli gruppi, nella dimensione comunitaria della parrocchia, con del personale qualificato capace di unire teoria e pratica in una sola offerta formativa.

All’inaugurazione erano presenti anche l’ispettore salesiano don Enrico Stasi, Giorgio Bertolino, padre fondatore dell’azienda, l’assessora regionale alle pari opportunità e immigrazione Monica Cerutti e  l’assessora comunale alle politiche sociali Sonia Schellino.

“Da tempo i salesiani sono attenti alla dispersione scolastica e alle possibilità lavorative per i giovani”, ha spiegato l’ispettore. “L’idea iniziale è di don Bosco: unire l’educazione all’autonomia professionale. Spesso in soli tre anni di corso i ragazzi non riescono ad apprendere abbastanza, quindi questa nuova proposta formativa vuole essere una possibilità in più in vista di un futuro sostenibile”.

I ragazzi un tempo protetti sotto l’ala del santo sociale per eccellenza, don Bosco, sono oggi i cosiddetti “neet”, acronimo di “not (engaged) in education, employment or training”. In sostanza, giovani senza un lavoro né una base d’istruzione solida e completa.

L’idea è nata due anni fa dall’incontro tra la famiglia Bertolino e il parroco dell’oratorio San Luigi, don Mario Mergola. Ecco l’idea di fornire ai ragazzi lì accolti un’istruzione tecnica, coniugando l’attenzione per l’ambiente alle possibilità concrete di lavoro.

“Rigenerare” prende quindi il significato di “restituzione della dignità” in senso lato: agli oggetti destinati alla spazzatura, alle persone senza lavoro e prospettive.
“La prospettiva futura per questi giovani è di diventare riparatori eccellenti con competenze sia tecniche che commerciali”, spiegano i Bertolino, commossi nel vedere riparata la prima lavatrice Ariston.

Nel laboratorio si prendono elettrodomestici destinati ai rifiuti e si rigenerano rendendoli nuovamente funzionali. Un processo che, nei disegni imprenditoriali illuminati come quelli dell’Astelav, dovrebbe diventare sempre più preponderante.

“L’interdisciplinarità è fondamentale – ha commentato l’assessora Cerutti – e questo progetto ci porta a riflettere sulla sostenibilità mettendo in atto un modello formativo molto più snello. Ragioniamo in termini di discriminazione positiva, riconoscendo le potenzialità di questi ragazzi”.

“La dimensione del sogno per don Bosco era fondamentale – ha aggiunto l’assessora Schellino – e dobbiamo far sì che oggi questi ragazzi possano trovare nella società dei punti di riferimento per realizzare ciò che desiderano. San Salvario va rivalutato come quartiere pieno di solidarietà, capace di far nascere iniziative simboliche come questa, una formazione professionale manuale per la quale i salesiani vantano una lunga tradizione”.

“Aiutiamoli a diventare finalmente dei professionisti”, ha esortato infine don Artime. “Ci sono un’azienda e le istituzioni che si stanno impegnando insieme. Noi salesiani, del resto, nei giovani abbiamo sempre creduto tanto”.

CORRIERE DELLA SERA, edizione di Torino, 22 maggio 2018 

Negozio e laboratorio, Astelav fa il bis in San Salvario

Sette migranti assunti per rigenerare gli elettrodomestici. E alla Embraco si riconvertiranno frigoriferi

Lisa Di Giuseppe

Sette ragazzi da sette Paesi diversi. Vengono da Ecuador, Nigeria, Marocco, Albania, Senegal, Gambia e
Romania gli ultimi arrivati in casa Astelav: l’azienda di Vinovo fa il bis nel business della rigenerazione,
inaugurando a San Salvario il Ri-Generation Shop e il Ri-Generation Lab.
Dopo l’inaugurazione del primo negozio a Porta Palazzo, oggi arriva il secondo: uno store di elettrodomestici rigenerati al portone affianco, in cui ha sede il laboratorio dove gli operai insegnano il
mestiere alle nuove leve. Forze fresche che condividono lo stesso destino: aver raggiunto l’Italia da minori
non accompagnati.

Insieme ai Salesiani della parrocchia di San Pietro e Paolo, la famiglia Bertolino, da 55 anni alla guida della ditta, ha infatti scelto di dar loro l’opportunità di imparare un mestiere. Di qui l’idea di far partire un corso di 100 ore teoriche e pratiche che permetterà ai sette ragazzi di apprendere le basi della professione ed eventualmente di proseguire il lavoro in Astelav.

Ancora una volta, spiegano i Bertolino, nell’attività dell’azienda si cerca di combinare l’attenzione al territorio con il benessere di chi lo abita. Racconta Ernesto, figlio del fondatore Giorgio e responsabile marketing: «Puntiamo sull’economia circolare: recuperiamo oggetti che altrimenti verrebbero buttati. In più, cerchiamo di impiegare persone che sono rimaste senza impiego o si trovano in difficoltà». È questa la storia degli otto dipendenti già assunti nell’ambito del progetto Ri-Generation a Porta Palazzo.
E sarà quella dei 40 lavoratori Embraco che passeranno con l’impresa di Vinovo, se tutto andrà secondo i
piani prestabiliti. «Domani è il giorno dei tavoli, è vero. Vedremo come andrà, ci sono ancora diverse questioni da risolvere», puntualizza Ernesto Bertolino. Che poi però tronca di netto: «Embraco è importante, ma oggi parliamo di un’altra storia».

Insomma, dopo Ri-Generation, si aspetta che arrivi l’ok da Roma per assistere a un lieto fine anche per i dipendenti di Riva di Chieri, che appena possibile dovrebbero iniziare la rigenerazione di frigoriferi nel vecchio stabilimento dell’azienda brasiliana. L’ultimo intoppo burocratico sul passaggio è però di pochi giorni fa: per gestire gli R1, la categoria dei rifiuti speciali di cui fanno parte i frighi, c’è bisogno di un’autorizzazione particolare, che però non è stata ancora concessa a Astelav dalle autorità competenti.

LA REPUBBLICA, edizione di Torino, 22 maggio 2018 

Ragazzi rigenerano le vecchie lavatrici

A San Savalvario aperto un laboratorio organizzato da Astelav, l’azienda che assorbirà 40 dipendenti
Embraco a Riva di Chieri

Un negozio di elettrodomestici rigenerati a San Salvario, che si aggiunge a quello già in attività a Porta Palazzo. E un corso di formazione per ragazzi a rischio emarginazione in collaborazione con i Salesiani.

Sono le due nuove iniziative di Rigeneration, il progetto di economia sociale e sostenibile dell’azienda torinese Astelav. Che anche grazie a queste nuove attività potrà assorbire una quarantina di lavoratori del’Embraco di Chieri.
Ri-generation è un progetto che si basa sui valori della solidarietà, del lavoro, della salvaguardia dell’ambiente. È nato all’inizio del 2017 dalla collaborazione fra l’imprenditore Giorgio Bertolino, titolare di Astelav, e il Sermig di Ernesto Olivero. Il primo passo è stato l’apertura nella sede di Astelav, a Vinovo (Torino), di un laboratorio per la rigenerazione di elettrodomestici per creare opportunità di lavoro per persone in difficoltà e contribuire a costruire una mentalità di contrasto allo spreco. Un anno fa poi l’inaugurazione in via Mameli 14, del primo Rigeneration Shop italiano, dove si vendono lavatrici e lavastoviglie rigenerate. Ora due altri i passi avanti grazie alla collaborazione con la Famiglia Salesiana: il secondo Rigeneration Shop e il Ri-Generation Lab, un corso per “Riparazioni e rigenerazione di elettrodomestici” che si terrà nella sede del Cnos/Fap di Valdocco e presso l’Oratorio della Parrocchia di San Pietro e Paolo, in via Saluzzo 39. «Lo scopo – spiega Bertolino è fornire le basi per la riparazione di elettrodomestici e dare ai giovani le conoscenze per un giusto approccio al lavoro». Al corso sono iscritti 8 adolescenti, fra i 15 i 17 anni di 8 Paesi diversi: Ecuador, Nigeria, Marocco, Albania, Senegal, Gambia, Romania, Italia. Nel laboratorio a Vinovo, sono già stati riparati e rigenerati più di 1.200 elettrodomestici. Più della metà di questi erano rifiuti destinati alla rottamazione.

RAI 3 – TGR PIEMONTE, 21 maggio, ore 19.30

Elettrodomestici salvati e rimessi a nuovo dai tecnici salvati dalla disoccupazione

Astelav, azienda torinese che si prepara ad assumere 40 licenziati dall’Embraco, ha inaugurato il suo 2° negozio a San Salvario

Martino Villosio

A La Voce e Il Tempo la provocazione di Matteo Aigotti dell’Educativa di Strada: “Gli adulti ‘da salotto’ non educano

Matteo Aigotti, assistente sociale, coordinatore dei progetti di Educativa di strada all’Oratorio San Luigi di Torino, Barbara Celia, assistente sociale esperta in ambito giuridico, sono due educatori da alcuni anni impegnati sul fronte della prevenzione del disagio giovanile. Per La Voce e Il Tempo, settimanale della Diocesi di Torino, hanno riflettuto su alcuni fatti di cronaca collegati alla problematica del bullismo, in cui sono protagonisti adolescenti, con l’intento di lanciare una sfida agli adulti.
LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 29 Aprile 2018. Articolo di Matteo AIGOTTI, Barbara CELIA
Preoccupazione. Timore. Grandi titoli sui giornali. Una marea che sembra non più incanalabile, che sfugge al nostro controllo e alla nostra azione. Baby gang. Ci si chiede “che succede ai nostri ragazzi? ” Abuso dell’agio o disagio di relazioni, sofferenze affettive, necessità di gridare contro un dolore muto. Emergere da un’apparente normalità per far esplodere un’aggressività inaspettata. Distese di solitudine. Spazi a volte osservati, studiati, ma forse… poco abitati. Per noi oggi il bullismo non è la culla della criminalità. Almeno: non per definizione. A meno che non siamo noi, lentamente, a esiliare una vita possibile in un ambito di emarginazione. La nuova legge sul cyberbullismo che ha preso vita nel giugno 2017 è una norma di diritto mite: vuol dire che passa il testimone al mondo dell’educazione e non alle azioni di polizia. Per innalzare la cura delle relazioni, non per inasprire le pene. Il legislatore ci crede. Ma noi? Cosa provoca in noi il ragazzetto coi pantaloni a vita bassa, che si avvicina in gruppo, col giubbotto di pelle, le mani in tasca o la sigaretta in bocca? Ci sorge il desiderio di incontrarlo o ci assale il terrore? E così lo strafottente a scuola, la figlia della vicina di casa che non mi saluta mai e sbatte le porte; ma allo stesso tempo il giovane silenzioso, quasi invisibile, di cui non c’è traccia nei ricordi di nessuno.
I ragazzi hanno bisogno degli adulti in prima persona, non dei nostri discorsi, e del nostro sdegno

Quando fai educativa di strada queste domande fanno sorridere, perché agganciano le nostre emozioni e si affacciano immagini di volti, nuovi amici, originali relazioni che si colorano riempiendosi di vita dal momento in cui incontri un giovane e gli fai capire che… per te è importante. Nei panni dell’educatore, in particolare in servizi di educativa di strada, devi interiorizzare un approccio che vede l’adulto andare verso un mondo di minori e giovani che, per essere compresi, accolti, indirizzati, necessitano di uno sforzo razionale ed emotivo. Ma a ben vedere l’impegno, l’applicazione razionale ed emotiva non sono peculiarità del mondo adulto? Viceversa assistiamo ad un mondo adulto “da salotto” che all’azione subita, alla quale spesso assiste da spettatore, agisce con l’emotività senza il filtro della razionalità. Da qui la difficoltà a far sostenere la frustrazione di un brutto voto, la fatica di accettare i propri figli per come sono e non per come vorresti che fossero. Come educatori di strada, assistendo agli ultimi fatti accaduti a Torino – e in specifico in P.zza Bodoni – ci siamo chiesti: cosa ci faceva un ragazzino adolescente in quel contesto, a quell’ora della notte? Chi si preoccupava di lui? Chi sono gli adulti che in qualche modo hanno permesso che i fatti accadessero? I rimedi? Spesso le idee semplici sono quelle di maggior successo, spesso ritornare a tempi passati produce innovazione. Come sono lontani i tempi dei giardinetti, dei cortili, dove i bambini e i ragazzi erano figli di tutti. Non era quella responsabilità condivisa e comunitaria?

Fa ancora più male sentire una madre in televisione dire: “quei ragazzini devono essere puniti” riferendosi a minori di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Involontario cogente esempio di adulti da salotto che divengono protagonisti, non già nella vita sociale e comunitaria del territorio, ma del salotto stesso. Ritornare in strada ad incontrare i nostri ragazzi vuol dire, all’opposto, tornare ad esercitare le responsabilità adulte e questo non può e non deve essere prerogativa degli educatori di strada, ma del mondo adulto nel suo complesso. Il vero problema di oggi, forse, non è capire cosa farne di questi bulli, ma scoprire che hanno una storia, un nome, delle ferite e dei desideri. “Giovanni: cosa sai fare bene?” “Niente. Lasciami stare.” Non dedicarsi a cercare spegne la vita. La creatività nello scoprire cosa possiamo fare, chi possiamo essere, invece, la riaccende. Nella vita ciascuno di noi deve potersi sperimentare per mettersi alla prova. Si può sperimentare nel bene. O nel male. L’identità di ciascuno si incardina nelle situazioni in cui usiamo la nostra forza per primeggiare, farci notare; così come si plasma anche attraverso lo sguardo amorevole di chi ci sprona a riprovare, a non mollare, chi asciuga le nostre lacrime nelle delusioni e festeggia per i nostri successi. Queste ultime occasioni dovrebbero avere il sapore del focolare, l’odore della mamma e del papà, delle coccole dei nonni. Ma non possiamo credere che sempre avvenga e che solo quello sia il luogo eletto.

E se le porte di casa si aprono allora ciascuno di noi è interpellato: se ha dato vita ad un figlio, se ha a cuore i giovani, se insegna, se è educatore, se è un nonno… se intesse relazioni con altre storie. Se abita questo mondo, che magari contesta, ma che può essere modificato solo con l’intervento di ciascuno: dai piccoli gesti possibili, non da ideali e lamentele. Ci sono parole e sguardi che danno vita, che restano. Come ci sono parole e silenzi che fanno morire.Se hai voglia di parlare di giovani e se desideri per loro delle occasioni di bene non puoi bluffare. Devi comprometterti, sporcarti le mani, devi perdere il sonno la notte, devi aver voglia di sentire la stanchezza, devi pensare di fallire con un dolore pari alla gioia di quando le soddisfazioni ti fanno scoppiare il cuore per la felicità. Te la senti? Altrimenti possiamo continuare a fare discussioni da salotto, ma… cambiando argomento. I ragazzi hanno bisogno di noi, in prima persona. Non dei nostri discorsi e del nostro sdegno. Hanno bisogno di ritrovare la strada, partendo da lì. Dal luogo in cui sono.

Con don Bosco attività di volontariato per tutti i gusti a San Salvario

L’Istituto San Giovanni Evangelista, a Torino, offre numerose opportunità di spendere il proprio tempo libero in attività di volontariato. Questa possibilità è rivolta alle più diverse fasce di età e tiene conto delle differenti disponibilità, sia per chi ha solo qualche ora da dedicare durante la settimana, sia per chi desidera sperimentare le proprie materie di studio direttamente in campo.

Tra le attività di volontariato offerte dall’Istituto:

Formazione adulti e accompagnamento (2 ore settimanali)

  • attività di orientamento dello Sportello Lavoro, aiuto nella compilazione del curriculum, sostegno nella ricerca di un impiego, aggiornamento della posizione nel database del Centro per l’impiego di Torino
  • sportello di aiuto online per la lettura e la comprensione delle bollette per le utenze, per orientarsi nel mondo online delle varie aziende, compilazione richieste e modulistica online
  • laboratori di informatica: conoscenza base del pacchetto office
  • assistenza e accompagnamento delle famiglie alla ricerca di aiuti, inserimento domande richiesta contributo Ufficio Pio, iscrizione centro per l’impiego

Fundraising risorse umane e finanziarie

  • ricerca bandi
  • scrittura progetti per partecipazione a bandi

Oratorio Salesiano San Luigi: giovani e ragazzi

  • San Lunch (1 ora al giorno): reperimento pasti in macchina in uno dei 3 punti di raccolta, distribuzione dei pasti ai ragazzi
  • Doposcuola (2 ore settimanali): assistenza compiti con affiancamento agli educatori
  • Piedibus (1 ora settimanale): accompagnamento a piedi dei bambini dalla scuola all’oratorio
  • Catechesi cristiana (1 ora settimanale): affiancamento di catechisti ai gruppi di bambini e ragazzi
  • Movida Spirituale (2 ore settimanali): collaborazione nell’organizzazione delle attività di interazione con i giovani della movida di Largo Saluzzo

Comunità minori stranieri non accompagnati

  • preparazione dei pasti insieme ai ragazzi accolti tutti i giorni della settimana
  • insegnamento della lingua italiana al mattino o al pomeriggio
  • organizzazione di attività ludico-formative
  • “affido leggero” da parte delle famiglie torinesi di giovani diciassettenni per costruire relazioni con essi, accompagnandoli verso una propria autonomia
  • organizzazione momenti di gioco o gite con i ragazzi
  • ricerca di borse lavoro, ricerca di risorse per tirocini lavorativi in azienda

Sport Auxilium San Luigi (da settembre a maggio, 1/2 volte a settimana per 2 ore)

  • allenatori o aiuto allenatori con stile educativo salesiano
  • aiuto gestione squadre, dirigenti
  • segreteria (2 ore settimanali)

Comunicazione sociale 

  • raccolta e produzione di materiale informativo sulle attività svolte nell’opera (eventi)
  • produzione di contenuti e pubblicazione nel sito, gestione della newsletter e dei social network
  • realizzazione di interviste, montaggio video, cortometraggi

Educativa di strada

  • Progetto Spazio Anch’io al Valentino (3 ore settimanali): attività di insegnamento della lingua italiana a stranieri e partecipazione all’organizzazione di attività ludico-creative

Info e contatti: oratorio@sanluigi.org / 3387257105

Maggiori Info sulla PROPOSTE DI VOLONTARIATO

Sportelli in Salvario: supporto e accompagnamento in percorsi formativo-professionalizzanti

L’Oratorio San Luigi promuove già da alcuni anni lo sportello di orientamento al lavoro, un servizio di sostegno per la ricerca attiva di lavoro e formazione professionale. L’obiettivo del servizio è fornire supporto e accompagnamento nell’ingresso/re-ingresso nel mondo del lavoro, in percorsi formativi professionalizzanti, attraverso l’erogazione di diversi servizi:

  • preparazione in vista del colloquio
  • l’aiuto nel redigere un curriculum vitae in formato europeo
  • apertura e gestione di una casella mail
  • aggiornamenti sulle ultime offerte di lavoro
  • corsi di formazione e aggiornamento professionale
  • collegamenti con le agenzie interinali che si occupano di lavoro

Attualmente le attività dello sportello di orientamento al lavoro sono distribuite su più sedi, diverse per la caratterizzazione dei servizi che offrono:

progetto “Spazio Anch’Io” al Parco del Valentino come punto di primo accesso ed indirizzamento, soprattutto dei giovani incontrati durante le attività diurne e notturne di educativa di strada;

Oratorio San Luigi di via Ormea 4, rivolto ad adulti e giovani in cerca di lavoro o formazione, che giungono in contatto con l’oratorio sia attraverso le sua attività diurne, sia attraverso le richieste perpetrate dalla Caritas Parrocchiale;

– al “Giancarlo 2” ai Murazzi, dove alcune postazioni informatiche permettono, due pomeriggi a settimana, di consultare annunci ed offerte di lavoro on-line.

Negli anni passati l’Oratorio San Luigi, in collaborazione con il Tavolo Lavoro della Circoscrizione VIII, è riuscito ad attivare due borse lavoro presso due esercenti del quartiere. Nell’ambito dell’iniziativa Reciproca Solidarietà e Lavoro Accessorio, con la presentazione al bando promosso dal Comune di Torino, è stato inoltre possibile impiegare 7 persone – 4 per l’Istituto e 3 per la Parrocchia – in attività di pulizia, manutenzione ordinaria della struttura e in attività di animazione rivolte a bambini e ragazzi.

Maggiori Info sullo SPORTELLO LAVORO

Il 16 novembre al via il progetto di pastorale universitaria Sala Giovani DB con Gianni Ghiglione

Al primo piano dell’Oratorio San Luigi di via Ormea 4, a Torino, all’interno della pastorale universitaria in San Salvario, giovedì 16 novembre, alle ore 20,45 prenderà il via la Sala Giovani Don Bosco, uno spazio giovane per studenti universitari, come spiega don Gianni Ghiglione, ideatore del progetto e incaricato salesiano della pastorale universitaria di zona:

La presenza salesiana in San Salvario risale al 1847, grazie a don Bosco che vi fondò un oratorio per giovani che iniziavano a popolare anche quella zone della città. Oggi la presenza salesiana si articola negli Oratori di San Luigi, e Santi Pietro e Paolo, oltre che alle Parrocchie di Santi Pietro e Paolo, del Sacro Cuore di Maria, alla chiesa pubblica, alla cappellania dei filippini e Collegio universitario San Giovanni Evangelista. Con questo nuovo progetto vogliamo dare la possibilità a tanti giovani del quartiere di incontrarsi, stare insieme, conoscersi,  in un clima sereno, fatto di cordialità e buone proposte.

Ci troviamo in un quartiere abbastanza movimentato, zona della movida, dove i giovani universitari vivono, si ritrovano, soprattutto alla sera e nei week end. La Sala vuole quindi essere un punto di riferimento, un centro di aggregazione e uno spazio giovane di condivisione e libero scambio di idee. Possiamo realizzare tutto ciò solo grazie al tuo aiuto e alla tua partecipazione. Da cosa nascerà cosa, cammin facendo.

 

Maggiori Info su Formazione Giovani e Adulti