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La testimonianza: Antonia e l’affido leggero di Ahmed, minore straniero della comunità al San Luigi

Cosa vuol dire Don Bosco a San Salvario? Ecco la testimonianza di Antonia, mamma di tre figli e casalinga torinese, che da settembre ha accolto la proposta di volontariato di “affido leggero” di Ahmed, senegalese di 17 anni, minore straniero residente alla Comunità Minori stranieri non accompagnati dell’Oratorio San Luigi di Torino.

Mi chiamo Antonia, sono mamma e casalinga, vivo a Torino, nel quartiere di San Salvario, vicino alla comunità del San Luigi, dove il martedì vengo per aiutare a preparare il pranzo coi ragazzi della comunità MSNA. Da qualche mese insieme alla mia famiglia seguiamo Ahmed, che invitiamo il sabato e la domenica a passare del tempo da noi in famiglia. Con lui via via si è instaurato un rapporto di fiducia reciproca, abbiamo cominciato a conoscerlo e a farci conoscere, e sempre in famiglia ha passato il giorno di Natale.

Il nostro non è un affido leggero ma è proprio un accompagnamento: siamo più un punto di riferimento per questi ragazzi, con cui speriamo di costruire un ponte fino al raggiungimento dei 18 anni,  quando poi cammineranno da soli. Ci siamo magari per un consiglio, per passare del tempo insieme, affinché non si sentano mai da soli.  Per tenerli per mano sperando di avere trasmesso loro i valori più importanti, aiutandoli ad integrarsi nella nostra comunità. Con Don Mauro, che è tutore dei minori stranieri della comunità, vorremmo costituire un gruppo di famiglie per elaborare un percorso di accompagnamento per i ragazzi che raggiunta la maggiore età, vivranno l’Housing Sociale, nei locali della canonica di via Saluzzo 25 bis, proprio per evitare di immetterli subito nella vita da adulti.

Perché non si diventa grandi dall’oggi al domani, in un batter d’occhio a 18 anni, età in cui si è ancora fragili e più soggetti a innumerevoli rischi e pericoli se manca una guida. Per questo abbiamo bisogno di altre famiglie che accolgano questa proposta: perché se uno è genitore, è genitore anche degli altri. Nel cuore di una mamma c’è spazio per tutti.

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Mario Bobic e l’esperienza pastorale in San Salvario: “i salesiani esistono per dare la possibilità di rispondere al progetto di Dio”

Cosa vuol dire Don Bosco in San Salvario? Ecco la testimonianza di Mario Bobic, 35 anni, croato, laurea ingegneria meccanica, già diacono della congregazione salesiana che il prossimo 23 giugno sarà ordinato sacerdote nella Cattedrale di San Vito, a Fiume, in Croazia. In questo video racconta l’esperienza pastorale salesiana nel quartiere di San Salvario, a Torino, dove ha trascorso gli ultimi 2 anni di formazione tra l’Oratorio San Luigi dove ha prestato servizio, la Movida Spirituale in Largo Saluzzo e gli studi teologici alla Università Pontificia Salesiana – Crocetta previsti dal percorso formativo salesiano.

La prima volta che ho sentito la voce di Dio avevo 12 anni, frequentavo le medie, facevo il chierichetto, non badavo tanto a questo sentimento. Ho sempre però cercato di mantenere la vocazione donando la mia vita agli altri. Prima di diventare salesiano, mi sono laureato in ingegneria meccanica, la mia vocazione è così potuta maturare piano piano. Essendo poi figlio unico, diventa più difficile, i familiari e le loro aspettative sul futuro dei figli, si sa, per cui la risposta alla vocazione ha tardato ad arrivare. Fortuna che accanto a me ho avuto sempre ottime e valide guide spirituali che mi hanno accompagnato nel mio cammino di ricerca.
Sono stato tanti anni fidanzato con una ragazza ed è proprio questo sentimento che mi ha portato ad accettare la mia vocazione, perché ho scoperto cosa significa veramente amare qualcuno e donare la vita a e per qualcuno. Perché prima di chiederti cosa vuoi davvero essere, fare, è importante, più di tutto, comprendere e sentire che sei amato da qualcuno.  Proprio da questa esperienza di amore incondizionato mi sono deciso a donare la mia vita incondizionatamente per gli altri. La molla che mi ha portato a conoscere più da vicino il mondo salesiano è stata l’esperienza di dolore che ha vissuto un mio compagno delle superiori che durante la guerra ha perso il papà, per aiutare i fratellini più piccoli ha dovuto lasciare la scuola ed è andato a lavorare.
E lì mi sono posto questa domanda:  “com’è possibile che un ragazzo a cui Dio ha dato certi doni, che ha un talento, non può usarlo, svilupparlo?”. Adesso lavora, è sposato, ha due figli, ma in quel momento è stata dura per lui perdere il padre, interrompere gli studi per andare a lavorare. Dopo ho incontrato nella mia vita i salesiani: ad un direttore della casa salesiana ho chiesto una volta: “ma perché esiste l’ordine dei salesiani?” E lui: “i salesiani esistono nel mondo per dare la possibilità a tutti di rispondere al progetto di Dio”. Ecco, per questo mi sono fatto salesiano.
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La testimonianza: Giusto Signoretti e l’esperienza di didattica della lingua italiana agli stranieri

Cosa vuol dire Don Bosco a San Salvario? Ecco le testimonianza di Giusto Signoretti, ex docente di lettere e religione, oggi in pensione, che all’Oratorio salesiano San Luigi di Torino ha tenuto il corso di lingua italiana per i minori stranieri, all’interno delle attività di volontariato che è possibile attivare nella struttura salesiana:

Sono un ex insegnante in pensione con 39 anni di docenza alle spalle e con una lunga esperienza di attività come volontario negli oratori e ai corsi serali della zona. Per questo motivo non ho incontrato molte difficoltà nell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri della comunità, nemmeno coi ragazzi più piccoli, sia essi marocchini, albanesi, rumeni. Sono arrivato al San Luigi grazie ad un amico che mi ha detto che mancavano docenti per insegnare italiano. Così, per riconoscenza e amicizia, ho accettato immediatamente, senza troppi ripensamenti.

La mia famiglia ha avuto la fortuna di entrare in contatto diretto con Don Bosco: il fratello di mio nonno era salesiano, il padre di mio nonno aveva invece una cava di pietra e grazie a questa ha potuto procurare a Don Bosco un bel po’ di materiale per la costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco. Per riconoscenza Don Bosco offri la possibilità di studiare ai suoi figli, mio nonno colse subito l’occasione, permettendo a tutti i miei zii una buona istruzione dai salesiani.

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La testimonianza: Krasniqi e Serena raccontano l’esperienza di postulandato all’Oratorio San Luigi

Cosa vuol dire Don Bosco a San Salvario? Ecco la testimonianza di Krasniqi Drita, 34 anni, kosovara, e di Serena La Bianca, 27 anni, siciliana, entrambe postulanti che hanno chiesto di essere ammessi all’ordine delle Figlie di Maria Ausiliatrice – Salesiane di Don Bosco e sono in attesa di intraprendere il percorso di noviziato. All’Oratorio San Luigi di Torino hanno avuto l’opportunità di vivere la vita salesiana in un ambiente multiculturale, prestando servizio nelle attività di volontariato come il doposcuola, il piedibus e il catechismo per i ragazzi.

Come don Bosco nel sogno dei nove anni, vogliamo lasciarci guidare da Maria e, avendo lei come maestra, imparare a fare tutto ciò che il Signore ci chiederà. Naturalmente vogliamo farlo nello spirito di madre Mazzarello, fondatrice del nostro ordine: tanta semplicità e molta allegria.

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14/06: Incontro su Danza e Vangelo alla Sala Giovani DB con Cristina Viotti di Artmedia Danza

“Chi canta prega due volte”, diceva Sant’Agostino riferendosi alla musica e al canto che sono da sempre legati alla preghiera, affinchè si renda “gloria” a Dio e si aiuti il fedele ad entrare in dialogo con il Signore. A questo aspetto sarà dedicato l’incontro su “Danza e Vangelo” tenuto da Cristina Viotti, direttrice di Artmedia Danza e fondatrice – nel 2013 – della compagnia di danza “evangelizzatrice” Adonai, che si svolgerà giovedì 14 giugno, alle ore 21, alla Sala Giovani DB, in via Ormea 4, a Torino.

Durante la serata la danzatrice si esibirà in un passo a due con Antonio, dando prova di cosa significa “danzare per Dio”, a cui seguirà la testimonianza della ballerina di cui diamo un’anticipazione:

Dal 2010 vivo la danza come lode a Dio, come mezzo, come veicolo per portare Gesù, per evangelizzare. Prima di allora vivevo una vita come tutte le altre mie colleghe, lavoravo in televisione come coreografa, ho avuto esperienze all’estero, insomma ero una danzatrice in carriera. Ho cominciato a fare danza da quando avevo 5 anni ma l’ho vissuta sempre in maniera diversa, con meno competitività: la danza, si sa, è un mondo spietato. Capisco solo adesso che quel talento deriva da Dio. Prima lo davo per scontato. Ad un certo punto ti senti come impazzire, metti in discussione tutto ciò che fino a quel momento era apparso come normale.

Poi chiarisci e capisci che l’unica cosa normale è quel cambiamento che ti dà forza, che è forte, che può succedere e che è bello. “Convento tutta la vita”, penso. E invece no. Gesù non vuole questo. È allora che decido di ritornare sui miei passi, alla danza, ma stavolta in maniera diversa. Gestivo una delle scuole più conosciute di Torino, Artmedia, che decido di reinterpretare come missione per Gesù. Della vecchia compagnia eravamo rimasti però solo in due, sono spariti tutti gli allievi, ecc, e allora penso di nuovo “non è questo che vuole Gesù”, l’amarezza è comprensibile quando sei in cerca e non trovi immediatamente le risposte. E invece no. Perchè poi le risposte arrivano, e Dio manda i giusti emissari.

Oggi danzo perché me lo chiede Lui, dedico la mia vita a lui perchè per me la danza è la mia vita. Gesù ci vuole felici, e io quando danzo lo sono: è una cosa che ho sempre fatto, di cui ho nutrito fin da piccola la passione, praticandola ho saputo intercettare il talento che Dio dona ad ognuno di noi. E poi, tutto cambia quando balli per Gesù, è tutta un’altra storia: non balli più per la sola volontà di mostrare il tuo talento, non sei ossessionata dalla perfezione della posizione del piede, della gamba. No. Continui comunque ad allenarti per dare sempre il meglio, ci mancherebbe. Perché – ed è opinione diffusa – fare le cose per Gesù non significa farle così, con leggerezza e superficialità. Anzi.

Però non senti più quella soffocante ansia da prestazione prima di uno spettacolo. Mantieni sempre la tua adrenalina, elevandola a Gesù: è con Lui che stai parlando mentre balli. Che ci sia il pubblico o meno, poco importa. L’importante è pregare intensamente ad ogni passo di danza. Perchè chi balla, prega mille volte.

Di seguito pubblichiamo il video dell’esibizione di Cristina Viotti che si è tenuta lo scorso 24 Maggio, alla Basilica di Maria Ausiliatrice, in occasione della Festa di Maria Ausilitrice:

Pubblichiamo di seguito il video dell’incontro con Cristina e Antonio su Danza e Vangelo del 14 Giugno, trasmesso in diretta Facebook dalla Sala Giovani DB:

➡️ Si comincia con l'incontro su 🙆‍♂️🙆‍♀️"Danza e Vangelo" 💃🕺alla Sala Giovani DB 🤲

Publiée par Sala Giovani DB sur jeudi 14 juin 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La testimonianza: lo Spazio Anch’io della stagista Giulia al Parco del Valentino

Cosa vuol dire Don Bosco a San Salvario? Ecco le testimonianza di Giulia Cantiere, tirocinante a Spazio Anch’io, attività all’interno dell’Educativa di Strada dell’Oratorio salesiano San Luigi di Torino, che ha finito il suo percorso di tirocinio universitario e ha deciso di scrivere un piccolo resoconto su quello che ha potuto osservare in questi mesi in cui spiega cos’è l’Educativa di strada:

È il punto di partenza della rete dei servizi che da la possibilità  ai ragazzi di fare un primo  passo verso i servizi, è uno spazio non istituzionalizzato e di incontro naturale in cui gli operatori possono inserirsi senza creare disequilibrio ed essere percepiti come un forte punto di riferimento

È un modo per osservare ed interagire con i giovani camminando al loro passo, per conoscere e intercettare la presenza di numerosi ragazzi in un numero fortemente maggiore rispetto a quelli che si incontrerebbero se dovessero essere loro a presentarsi in un servizio. Spazio anch’io è un luogo in cui si possono osservare le dinamiche di socializzazione spontanea e poter intervenire in base ai bisogni emergenti, le forme di devianza e i problemi di integrazione.

È uno spazio meno strutturato in cui è possibile sperimentare ascolto, sostegno lavorativo, relazioni educative, rapporto tra pari, incontro diretto e di integrazione con gli abitanti del territorio, culture differenti e valori, idee e sogni diversi dai propri.

È un luogo in cui sperimentare gratuitamente la lingua, il gioco, lo sport, attività di prevenzione, laboratori e corsi di formazione, risorsa alternativa al penale e alla devianza, risorsa formativa per i volontari, ma soprattutto un’esperienza formativa per ogni essere umano.

opportunità di STAGE
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Oratorio Estivo a San Salvario: segui l’Estate Anch’io 2018 settimana per settimana

All’Oratorio Estivo Salesiano si parte con Estate anch’io, all’interno dello Spazio Anch’io – Educativa di Strada – dell’Oratorio San Luigi di Torino, aperto dall’11 giugno al 27 luglio, con attività ogni giorno diverse che si svolgono dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19, al parco del Valentino (tra via Medaglie D’oro e via Carlo Ceppi) e comprendono:

  • scuola di italiano
  • tornei calcio e pallavolo
  • street art
  • lab music
  • uscite

 

Spiega Giulia, educatrice del servizio di Spazio Anch’io:

Tutti i giorni dalle 16:30 fino alle 19:00 lo Spazio comprenderà attività diverse: dal lunedì al venerdì è confermato il corso di italiano che si terrà dalle 15:30 alle 16:30. Il lunedì si comincia con le attività di laboratorio più musicali in cui metteremo la musica con il camper e i ragazzi avranno degli strumenti musicali a disposizione da poter utilizzare. Si continua con il laboratorio di fotografia, il martedì e il mercoledì faremo invece i tornei sportivi di calcio, di pallavolo, ping pong, calciobalilla, e tanto altro ancora.

Al giovedì faremo le gite fuori porta – ogni giovedì una gita diversa – con l’obiettivo di uscire per guardarsi intorno a scoprire insieme Torino, condividendo anche dei momenti di merenda, tutti insieme. Al venerdì invece ci saranno laboratori artigianali: verrà un signore volontario che fa il tappezziere ad insegnare ai ragazzi a cucire e quindi insieme si faranno dei lavoretti come il confezionamento di borsette o portafogli, insomma suppellettili, il tutto utilizzando il cucito. Essendoci infine i mondiali di calcio, ci sarà l’opportunità di vedere alcune partite con cena condivisa.

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All’Oratorio Santi Pietro e Paolo è festa di fine anno per la sportiva Auxilium di Torino

Venerdì 8 giugno, all’Oratorio Santi Pietro e Paolo in via Giacosa 8, nel quartiere di San Salvario, a Torino, si è svolta la festa di fine anno della società sportiva Auxilium San Luigi, con la cena condivisa e la premiazione dei gruppi sportivi presenti alla serata: la squadra di basket, il gruppo di Introduzione al calcio, i due gruppi di calcio Under 12, i tre gruppi di calcio Under 14, le categorie Allievi, Juniores, e il gruppo di volley.

Tra i ringraziamenti e i vari interventi che si sono alternati durante la serata, ha preso anche la parola Don Mauro Mergola, parroco della Chiesa Santi Pietro e Paolo, e presidente dell’A.S.D. Auxilium San Luigi, che così ha commentato:

Voglio rivolgere un grazie particolare a tutti coloro che volontariamente si sono messi a servizio dei 200 ragazzi che hanno scelto l’A.S.D. Auxilium San Luigi per fare sport. Sono 25 gli adulti che oltre il loro lavoro, il loro impegno di famiglia hanno dedicato tempo per i ragazzi con l’animo di chi desidera vedere i ragazzi crescere con piedi buoni, se giocano a calcio, o mani buone se fanno pallavolo o basket, collegando insieme testa e cuore. La testa per l’intelligenza impegnata anche nello studio e un cuore capace di costruire relazioni. Su quest’ultimo aspetto pongo l’attenzione.

L’altro aspetto su cui vogliamo puntare è lo stare insieme. L’esperienza dell’A.S.D. Auxilium San Luigi è un’esperienza di oratorio e soprattutto di comunità, affinché tutte le squadre si sentano parte di una realtà comune. Il terzo elemento da evidenziare è: corresponsabilità. In Oratorio non si vende un servizio ma si propone un progetto in cui ciascuno mette a disposizione, le proprie competenze e la propria disponibilità per il bene di tutti, affinché i ragazzi si accorgano che tra salesiani, educatori, allenatori, famiglie c’è un’alleanza educativa, perché la vera squadra è, appunto, la comunità.

Presente alla premiazione anche Andrea Bertolino, direttore sportivo dell’A.S.D. Auxilium San Luigi che riferendosi alla società, si dice molto soddisfatto per le performance delle squadre, e sopratutto per la crescita in numeri e opportunità della società dal 2011, anno di nascita, ad oggi:

L’Auxilium è una realtà oramai molto consolidata qui a San Salvario: quando siamo partiti con questo progetto, nel 2011, eravamo solo 3 piccole squadre, adesso possiamo vantare 12 squadre in tutto, poco più di 200 ragazzi, in una fascia d’età compresa tra i 6 anni e i 18 anni (i giocatori del basket quasi tutti maggiorenni) che vengono seguiti da una rosa di 23 allenatori. E oramai, lo dico con fierezza, i numeri sono questi già da alcuni anni.

I risultati sportivi non mancano, siamo andati persino a Roma a disputare le finali del torneo al CSI (Centro Sportivo Italiano), ma la soddisfazione maggiore è la possibilità che diamo a tutti questi ragazzi di poter praticare un’attività sportiva in ambienti sani. Soprattutto a quei ragazzi in difficoltà che per svariate ragioni non potrebbero permettersi economicamente di praticare uno sport, a cui provvediamo noi, a spese nostre e con gli aiuti delle altre famiglie, ad acquistare scarpe, maglie e l’attrezzatura necessaria.

Blocco dei fondi regionali per l’Oratorio: a La Voce e Il Tempo parla Don Mauro Mergola: “Così si nega l’inclusione per i più disagiati”

Sul quasi azzeramento del fondo regionale per gli Oratori è intervenuto Don Mauro Mergola, salesiano che gestisce la missione oratoriana nel quartiere multietnico di San Salvario, che al settimanale La Voce e Il Tempo ha spiegato quanto sia difficile, con i fondi regionali bloccati all’anno 2014-2015, operare nei quartieri di periferia segnati dall’emergenza e farsi carico delle fatiche di tanti nuclei familiari che non possono persino permettersi di pagare la quota di iscrizione all’oratorio estivo, che è un’occasione per avvicinare le famiglie in difficoltà e iniziare con loro un percorso di sostegno e accompagnamento.

LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 7 Giugno 2018. Articolo a cura di Stefano DI LULLO

Quasi azzerato il fondo regionale per gli Oratori

Risorse al lumicino –  La legge prometteva 1 milione di euro, invece nel 2017 ne sono stati stanziati 333 mila e non sono stati ancora erogati. Per il 2018 tutto tace. E gli Oratori Estivi per farsi carico delle famiglie in difficoltà economiche che non possono pagare le quote di iscrizione si affidano alle collette di solidarietà. Parlano i preti di periferia

Proprio nei giorni in cui si intensifica l’attività degli oratori, luoghi di frontiera e integrazione, che lungo tutto l’anno portano avanti progetti sociali in quartieri e comuni torna a far discutere l’odissea burocratica che ormai da anni coinvolge parrocchie, associazioni oratoriane, la Pastorale giovanile della diocesi e l’associazione Noi Torino in relazione all’erogazione dei fondi relativi alla legge regionale 26/2002 sugli oratori.

Nelle casse degli oratori non arriva un centesimo dalla Regione da tempo. I contributi sono bloccati dall’anno pastorale 2014-2015. Gli ultimi fondi versati riguardano, infatti, il saldo dei progetti relativi al 2014-2015.

La legge, dopo uno stallo, è stata rifinanziata per l’anno 2016-2017 con uno stanziamento di  «quattro dodicesimi», ovvero un terzo dei contributi erogati in passato che ammontavano a poco più di un milione di euro. Si tratta nello specifico di 333 mila euro che dovranno essere suddivisi fra le diverse confessioni ed enti di culto che portano avanti attività di oratorio in tutto il Piemonte. «Si tratta di briciole», sottolinea don Luca Ramello, direttore della Pastorale giovanile diocesana, «che rischiano di essere ulteriormente frammentate e dispersi fra i vari progetti, considerando anche le capziose procedure burocratiche per la presentazione dei bandi».

Ed ecco che la Pastorale giovanile regionale e la Noi Torino hanno stabilito di investire la cifra su progetti diocesani. Per l’anno pastorale 2017-2018 la presentazione dei progetti è di nuovo bloccata.

Anche l’Arcivescovo Nosiglia nelle scorse settimane è intervenuto scrivendo al presidente della Regione Sergio Chiamparino e all’assessore alle Politiche sociali Augusto Ferrari. Dal Palazzo della Regione è stata sempre manifestata disponibilità al dialogo, ma non è arrivata alcune risposta, solo ulteriori promesse e rinvii. Tutto tace. In sostanza, come informano dalla Regione, lo stanziamento dei fondi dipende dall’assestamento di bilancio.

«Si tratta di fatto di una legge vuota», sottolinea don Stefano Votta, presidente della Noi Torino, «che ormai esiste solo sulla carta (e sulle promesse), ma di cui gli oratori e le diocesi non possono far conto per strutturare le diverse attività sociali sul territorio».

 

 Oratori estivi mobilitati per chi fatica

Con il termine delle lezioni scolastiche diventa sempre più imponente ed essenziale l’impegno di circa 200 oratori mobilitati in tutta la diocesi torinese nei mesi estivi con migliaia di educatori, animatori e volontari, giovani e adulti per settimane all’insegna della crescita e della condivisione con lo stile educativo dell’oratorio. Soprattutto sono le parrocchie a farsi carico delle fatiche di tanti nuclei familiari che non possono permettersi di pagare la quota di iscrizione, una cifra contenuta rispetto ai centri estivi comunali che gli oratori chiedono per la copertura parziale delle spese organizzative.

Ed ecco la gara di solidarietà per recuperare fondi in modo da non lasciare nessuno per strada ed offrire a tutti, in particolare nei quartieri di periferia segnati dall’emergenza, l’opportunità di crescita anche in vista di scelte per il proprio futuro. Non si tratta solo delle ordinari attività aggregative: gli oratori aprono anche alla sera e nei week-end per giovani e famiglie che non frequentano le parrocchie, numerosi i progetti che favoriscono l’inclusione dei disabili, dei migranti, dei ragazzi svantaggiati.

San Salvario 

Nel quartiere multietnico gli oratori Santi Pietro e Paolo e San Luigi affidati ai Salesiani organizzano 9 settimane di estate ragazzi con circa 250 iscritti. Don Mergola in merito ai contributi erogati dall’Ufficio Pio auspica l’istituzione di un Tavolo di confronto in cui possano sedere anche i centri estivi che offrono il servizio, che aggiunge:

Dobbiamo reperire oltre 4.000 euro per le famiglie in difficoltà, abbiamo dunque da un parte avviato il progetto solidale ‘Adotta un bambino per l’estate’, dall’altra chiediamo alle famiglie di contribuire al progetto estivo con un proprio servizio in base alle proprie competenze (decoratore, pulizie …). L’iscrizione all’oratorio estivo diventa occasione per avvicinare le famiglie in difficoltà e iniziare con loro un percorso di sostegno e accompagnamento.

LA STAMPA, edizione del 9 Giugno 2018. Articolo a cura di Maria Teresa MARTINENGO

LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 25 Giugno 2018. Articolo a cura di Stefano DI LULLO

 

Al San Luigi Giorgio Carlino per l’8xmille: “Un gesto d’amore, semplice come una firma”

Per conto di Sovvenire – Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica – è intervenuto, mercoledì 30 maggio, durante l’incontro “A.A.A. Cercasi Famiglie Adottanti” svoltosi nei locali dell’Oratorio San Lugi di Torino, Giorgio Carlino, diacono permanente della Diocesi di Torino, che ha introdotto ai presenti il funzionamento dell’8xmille alla Chiesa cattolica con cui ogni anno si dà, a milioni di persone in difficoltà, la possibilità di ritrovare la speranza.

Dal 1989 rappresentiamo quella parte della C.E.I. che realizza iniziative per informare e sensibilizzare sull’8xmille i cittadini italiani. Ogni anno hai la possibilità di far destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica. La firma per l’8xmille è molto più di una firma. È innanzitutto una scelta, la tua, di destinare una quota del gettito complessivo dell’Irpef alla Chiesa cattolica, allo Stato italiano o ad altre confessioni religiose, senza nessuna tassa in più, semplicemente esprimendo la possibilità di sostenere chi si vuole. Perché destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica? Per dare speranza a milioni di persone e sostenere i più deboli, vicino a te o nei paesi più poveri del mondo. È un piccolo gesto d’amore, semplice come una firma.

Guarda l’intervento di Giorgio Carlino per l’8xmille:

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