La vita di Mario al Servizio della comunità

Il Corriere della Sera di venerdi 8 Febbraio parla dell servizio dato da signor Mario alla comunità locale.
“Si è messo al servizio del territorio per favorire la comunione tra tutte le realtà.”

La vita di Mario al servizio della comunità
La dedizione nei confronti degli altri e di quell’agire sociale che di questi tempi è cosa rara e preziosa. Un vita trascorsa all’insegna di grande umanità nell’impegno pubblico. Principi per i quali è vissuto Mario Senigagliesi, tecnico Telecom in pensione. Il suo resta l’esempio di un grande uomo, di squisita generosità e disponibilità che ha dato un’indimenticabile lezione di vita. “Si è messo al servizio del territorio per favorire la comunione tra tutte le realtà. È stata una persona che ha saputo costruire unione, sinergie e amicizia”.
Cosi lo ha ricordato il parroco don Mauro. Mario Senigagliesi è morto martedì nel quartiere San Salvario a Torino, dove abitava. Aveva 66 anni. Il funerale si è celebrato ieri nella parrocchia SS. Pietro e Paolo Apostoli a Torino.
(an. ch.)

Movida Spirituale: intervista di Avvenire a don Mauro Mergola

«È sbagliato catalogare i ragazzi, trattarli come oggetti e non provare neppure ad ascoltarli. Tutto nasce dall’incontro e dal dialogo». Don Mauro Mergola, salesiano, da sempre è vicino ai giovani torinesi, anche quelli dello sballo. A San Salvario, nel quartiere al centro della movida cittadina, guida la parrocchia Santi Pietro e Paolo, ma anche l’oratorio omonimo e il San Luigi (il secondo fondato da don Bosco). Ogni settimana incontra centinaia di ragazzi. «Spesso manifestano una forte rabbia, che in realtà nasce da un grande dolore. una sofferenza provata dagli affetti traditi, soprattutto in famiglia, oppure dall’insicurezza e dall’assenza di senso in ciò che fanno. Pensano che il loro futuro sia stato già mangiato e consumato da altri. La realtà della notte è una realtà parallela dove si possono sentire vivi, perché durante la settimana, nella vita quotidiana, semplicemente sopravvivono e stanno a galla».
Lo sballo e la droga diventano un rifugio in cui nascondersi: «La cannabis viene ormai utilizzata con enorme frequenza,  per fuggire la realtà o per rincuorarsi prima di qualsiasi prestazione. C’è poca stima di se stessi e una terribile paura pensando al futuro. Con lo sballo si evita di pensare, mentre il divertimento sano dovrebbe ricaricarci per affrontare la vita con energia e non distruggerci».
La responsabilità, secondo don Mergola, non può essere completamente addossata ai giovani. Il mondo degli adulti sta abdicando al suo ruolo di educatore, alla capacità di dire dei “no” e dare regole, forse perché ne è ormai incapace: «C’è un alto tasso di crisi di panico e di ansia, sia nei genitori sia nei figli. Paura di affrontare qualsiasi situazione complicata, incapacità di gestire conflitti con le altre persone. Si pensa solo ad andare via o si cade nella violenza, fisica o verbale. È normale che a 15 anni ci siano conflitti con la famiglia, ma non c’è più il tempo, la voglia e la capacità di provare a superarli insieme».
Nell’ottica del consumo finisce anche la sessualità, con adolescenti che si vantano del numero di partner occasionali. Per provare a rispondere a questa “assenza di senso”, dal marzo 2013 don Mergola ogni sabato notte lascia la chiesa aperta fino a tardi, con le porte spalancate per chiunque abbia bisogno di ascolto. «Sul sagrato – conclude – teniamo i calciobalilla, proprio come avrebbe fatto don Bosco. Noi non vogliamo etichettare i giovani e, se i locali notturni li accolgono per i loro portafogli, noi lo facciamo perché sono persone. Si diventa credibili solo stando con loro, ascoltandoli, rispondendo alle domande che fanno».

Articolo di Danilo Poggio tratto da Avvenire 30 gennaio 2019

Quartiere San Salvario e Parrocchia Santi Pietro e Paolo: luogo della Movida serale

Il servizio del TGR-Piemonte del 11 dicembre 2018 spiega le cose che succedono nel quartiere di San Salvario e nella Parrocchia Santi Pietro e Paolo alla sera quando non c’è la movida.

Lo Spazio Anch’io del Valentino trasloca e si allarga: arriverà in altre zone della città

Troverete di seguito l’articolo a cura della redazione di Torinoggi.it scritto il 13 dicembre 2018 da Manuelle Marascio. Questo articolo da notizie sul focus group dedicato al futuro di Spazio Anch’io.

Il Padiglione 5 verrà riqualificato e inserito nel nuovo campus universitario del Politecnico. Progetto dell’educativa di strada entro il 25 dicembre

Il Politecnico cresce e l’educativa di strada si reinventa. In vista dell’avvio cantieri nel 2020 per la creazione del Campus universitario all’interno del Valentino, gli attuali ospiti fissi del prato nel Padiglione 5 sono già in cerca di una nuova casa.

All’Oratorio San Luigi si è tenuto martedì un focus group dedicato al futuro di Spazio Anch’io, il luogo di ritrovo, gestito dalla cooperativa sociale ET, per i ragazzi più bisognosi di San Salvario, soprattutto stranieri. Lì, ogni pomeriggio, si tengono laboratori didattici e di intrattenimento, sia d’inverno che d’estate. Ora, con il nuovo progetto del Comune di Torino in partenza, dovrà essere trasferito altrove.

Dopo un primo incontro tra Don Mauro Mergola, parroco della chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, e la sindaca Chiara Appendino – che ha visitato personalmente lo Spazio nel 2017, in occasione dei dieci anni della sua fondazione -, gli operatori hanno voluto incontrare cittadini e altre realtà attive nel quartiere in ambito sociale.

La sindaca è molto contenta di ciò che facciamo – ha spiegato Matteo Aigotti, della cooperativa ET – perché il nostro lavoro con i giovani permette di contenere i processi di microcriminalità e devianza. Per questo possiamo ragionare insieme sul suo spostamento“. E non si stratta solo di ricollocarlo in un altro punto del parco, ma di moltiplicare, nella città, le “stazioni” in cui coinvolgere i ragazzi, individuando altri centri urbani problematici dove vi sia un forte rischio di emarginazione e devianza

Tra le domande sottoposte ai partecipanti dell’incontro: perché replicare Spazio Anch’io e cosa c’è di significativo in questa esperienza; quali nuovi luoghi potrebbero ospitarlo; che coinvolgere e in quali fasce orarie; quali elementi non potranno mancare. Erano presenti, tra gli altri, la Casa del Quartiere di San Salvario, Libera, il Gruppo Abele, i servizi sociali territoriali; oltre a tanti adolescenti abituali frequentatori delle attività salesiane.

Entro il 25 dicembre dovrà essere redatto un progetto da sottoporre poi al Comune. In seguito si terrà un incontro per illustrare pubblicamente i risultati e procedere quindi lungo il nuovo percorso.

Presentazione Assemblea dell’Agorà del Sociale sul welfare – Intervento di Don Mauro Mergola

Presentata l’Assemblea dell’Agorà del Sociale sul welfare:

L’assemblea dell’Agorà del Sociale sul welfare di inclusione, promossa dalla Diocesi, si tiene sabato 17 novembre presso il Centro Congressi del Santo Volto (via Borgaro 1).
I lavori si aprono alle 9 con il saluto dell’Arcivescovo Nosiglia a cui segue una sintesi sul percorso dell’Agorà dal 2016 ad oggi a cura di don Paolo Fini.
Alle 9.20 Alberto Riccadonna, direttore de La Voce e il Tempo, presenterà il lavoro condotto dai gruppi tematici su carità, salute, lavoro e migranti. Seguono le conclusioni di Pierluigi Dovis, direttore della Caritas Diocesana. Alle 10.20 prenderanno la parola le autorità locali in una tavola rotonda moderata da Tarcisio Mazzeo, caporedattore Tgr Piemonte: interverranno il presidente della Regione Chiamparino, il sindaco Appendino, il prefetto Palomba, il direttore dell’Asl torinese Alberti, il presidente della Fondazione Crt Quaglia e il presidente dell’Unione industriale di Torino Gallina. Si darà poi spazio ad interventi liberi dall’assemblea. Le conclusioni saranno affidate a don Paolo Fini. Il convegno è valido per il rinnovo del mandato ai Ministri straordinari della Comunione.

Presente anche l’itervento di don Mauro Mergola riguardo al “sistema S. Salvario”:

Un’officina professionale per la riparazione di elettrodomestici rivolta ai minori che hanno abbandonato i circuiti della formazione. Un percorso lavorativo in un’azienda grafica di Mappano per giovani svantaggiati che si sta avviando in queste settimane. Una postazione che tutti i pomeriggi al Parco del Valentino intercetta i ragazzi nel disagio. Educatori di strada in 7 scuole torinesi per non perdere gli studenti che stanno finendo ai margini della società. Sono alcuni dei progetti virtuosi del «sistema San Salvario», dove la parrocchia Ss. Pietro e Paolo e l’oratorio salesiano San Luigi in rete con associazioni, cooperative, aziende, fondazioni bancarie e istituzioni a tutto campo cercano di dare un futuro ai ragazzi più fragili attraverso numerosi progetti di inclusione.

Leggi le pagine de “La Voce e il Tempo” qui sotto con tutti gli interventi e gli articoli della giornata.

 

 

 

In memoria del Prof. Giovanni Ramella, ex-allievo del “San Giovannino”

Sabato 25 agosto, all’età di 85 anni, è tornato alla casa del padre il prof. Giovanni Ramella. Ex-allievo della scuola Media dell’Istituto San Giovanni Evangelistadove – ricorda in una intervista – spesso era stato problematico recarsi“, erano gli anni della seconda guerra mondiale. Uomo di grande cultura letteraria, forte umanità e capacità di dialogo con tutti. A seguire alcuni articoli che lo ricordano.

 

LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 25 agosto 2018. Articolo a cura di Albero RICCADONNA

Lutto nel mondo della cultura, è morto Giovanni Ramella

Grande esponente della cultura cattolica torinese, docente di letteratura, preside al Liceo D’Azeglio negli anni Ottanta. Funerali martedi 28 agosto nella parrocchia della Crocetta.

Dopo una breve, improvvisa malattia è morto il 25 agosto a Torino il professor Giovanni Ramella, 85 anni, esponente di spicco della cultura cattolica torinese. Grande studioso della letteratura italiana, ha dedicato la vita all’insegnamento nei licei, particolarmente presso il liceo classico D’Azeglio, dove fu anche preside negli anni Ottanta e Novanta.

 

 

IL TORINESE, edizione del 28 agosto 2018. Articolo a cura di Pier Franco QUAGLIENI

Giovanni Ramella, unico ed irripetibile

La storia intellettuale di un torinese fuori ordinanza

Si sono svolti stamattina i funerali del prof. Giovanni Ramella alla Chiesa della  Crocetta gremitissima di persone. Al termine del rito l’ho ricordato con la sobrietà dovuta alla circostanza, ma molto altro andrebbe detto sull’illustre e compianto  defunto.

 

Info su Istituto San Giovanni Evangelista

 

 

 

 

La Voce e il Tempo: l’Oratorio San Luigi aiuta la rinascita di Ousmhan

Il settimanale La Voce e il Tempo, a firma del giornalista Stefano di Lullo, ha raccontato la storia di Ousman. Giovane proveniente dal Gambia con il progetto nazionale “M’interesso di te”, dopo l’incontro con educatori dell’Educativa di strada dell’Oratorio San Luigi ha potuto rigenerare la propria vita e non far più parte dei tanti giovani minori stranieri definiti “invisibili”.

 

Info su Educativa di Strada

 

 

 

 

In morte di don Carlo Carlevaris “prete operaio” tra la sua gente: il ricordo di Don Mauro Mergola

All’alba di lunedì 2 luglio 2018 è tornato alla casa del Padre Don Calo Carlevaris, il “prete operaio” sempre dalla parte dei più deboli, classe operaia per l’appunto, dopo essere stato ricoverato all’ospedale Cottolengo di Torino.  Ecco il ricordo di don Mauro Mergola, parroco a Santi Pietro e Paolo Apostoli, chiesa che giorno 3 luglio ha ospitato il Santo Rosario per la dipartita del presbitero:

Don Carlo ha segnato la storia della Chiesa di Torino, e non solo, perché è stato “prete operaio” (Fiat, Lamet, Michelin) ossia ha voluto testimoniare il Vangelo in fabbrica, lavorando tra e con gli operai, impegnandosi nel servizio sindacale cercando di promuovere la giustizia, la responsabilità e la ricerca del bene comune. Ha collaborato con il card. Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino, alla stesura della lettera pastorale Camminare insieme (8 dicembre 1971), con la quale la Chiesa torinese prendeva posizione nell’annunciare il Vangelo ai poveri allora riconosciuti nella classe operaia, nel dialogo, spesso apro, tra le parti sociali, nel tentativo di creare una comunità nella quale gli interessi di tutti fossero tutelati e la dignità di ciascuno vissuta nel lavoro fosse rispettata. 

Molte persone hanno trovato in don Carlo una figura di riferimento per la propria formazione cristiana per cercare con il suo aiuto a coniugare insieme fede e vita, a leggere le problematiche sociali alla luce del Vangelo secondo il criterio vedere, giudicare e agire diffuso dalla GIOC (Gioventù Operaia Cristina), associazione cattolica dedicata alla pastorale del lavoro. Negli ultimi anni a causa della malattia don Carlo ha vissuto il Vangelo dei gesti, dell’accoglienza e dell’ascolto. Ha frequentato la nostra chiesa di Santi Pietro e Paolo ponendosi tra la nostra comunità pregando per noi e con noi. Il suo esempio e la sua sofferenza vissuta nella fede siano sorgenti di numerose e sante vocazioni alla vita sacerdotale e all’impegno cristiano nel mondo del lavoro e della famiglia.

j
LA STAMPA, edizione del 02 luglio 2018. Articolo a cura di Maria Teresa MARTINENGO

Addio a don Carlo Carlevaris, primo prete operaio

Cappellano in fabbrica, poi lavoratore per vent’anni, fu impegnato nella Cisl e nella Gioc.
Don Carlo Carlevaris, il primo prete operaio torinese, animatore di una stagione di Chiesa improntata al sociale, è morto all’alba di oggi all’Ospedale Cottolengo. Aveva 92 anni. I funerali saranno celebrati mercoledì alle 10, nella chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza, via Cottolengo 14, presieduti dall’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia; il Santo Rosario si terrà domani, martedì, ore 18, nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo Apostoli di largo Saluzzo. La salma verrà tumulata al Cimitero monumentale di Torino nella tomba dei sacerdoti.

 

LA VOCE E IL TEMPO, edizione del 03 luglio 2018. Articolo a cura di Pier Giuseppe ACCORNERO

L’addio a don Carlo Carlevaris, primo prete operaio

Lutto – La scomparsa a 92 anni di uno dei primi preti operai italiani, che ha saputo egregiamente indossare la stola e la tuta, morto all’alba del 2 luglio all’ospedale Cottolengo di Torino. L’Arcivescovo Nosiglia ha presieduto i funerali mercoledì 4 luglio alle 10 nella chiesa grande della «Piccola Casa della Divina Provvidenza». Il ricordo dell’Arcivescovo Nosiglia

Don Carlo Carlevaris, uno dei primi preti operai italiani, che ha saputo egregiamente indossare la stola e la tuta, è morto 92enne all’alba del 2 luglio all’ospedale Cottolengo di Torino. La preghiera del rosario si è tenuta il 3 luglio alle 18 nella parrocchia Santi Pietro e Paolo in largo Saluzzo a Torino. L’Arcivescovo Nosiglia ha presieduto i funerali mercoledì 4 luglio alle 10 nella chiesa grande della «Piccola Casa della Divina Provvidenza» in via Cottolengo 14. La salma è stata tumulata presso il Cimitero monumentale nella tomba dei sacerdoti.

 

FAMIGLIA CRISTIANA, edizione del 04 luglio 2018. Articolo a cura di Marta MERGOTTI

Tute e Vangelo, quando la Chiesa entrò in fabbrica

04/07/2018  La morte di don Carlo Carlevaris, tra i primi sacerdoti in Italia a lavorare dentro gli stabilimenti (licenziato dalla Fiat, assunto da un’azienda metalmeccanica dell’indotto, sindacalista), riporta alla ribalta la scelta del Concilio nonché la ricchezza ecclesiale e sociale di Torino sotto la guida del cardinale Michele Pellegrino.

Tra i primi preti operai Italia e protagonista fuori dagli schemi della Chiesa del Novecento, don Carlo Carlevaris è morto all’alba del 2 luglio 2018, a 92 anni, nella Piccola casa della Divina Provvidenza di Torino, nello stesso luogo dove era stato ordinato quasi settant’anni fa. Viceparroco, cappellano del lavoro, poi operaio in un’industria metalmeccanica e sindacalista, ma anche prete impegnato nella solidarietà in Sud America, don Carlevaris appare eccezionale per le sue scelte spesso controcorrente. Eppure, nel suo tenace dialogo con la società moderna e la faticosa fedeltà al messaggio del Vangelo, si rispecchiano molte vicende della Chiesa italiana del Novecento.

 

Info su Parrocchia Santi Pietro e Paolo

 

 

 

 

A La Voce e Il Tempo cronache estive d’integrazione negli Oratori di San Salvario

Il settimanale La Voce e Il Tempo, a firma del giornalista Stefano di Lullo, ha dedicato un pezzo all’inclusione che si vive a trecentosessanta gradi negli Oratori Estivi, da Falchera a Porta Palazzo fino a San Salvario, quartiere multietnico, quest’ultimo, in cui opera  il salesiano don Mauro Mergola, e in cui ogni giorno si vive la sfida dell’integrazione. 

Estate negli Oratori, qui è «straniero» un ragazzo su tre

Cronache di integrazione –  l’inclusione è a tutto campo: estate ragazzi nel campo rom di via Germagnano. Tra gli animatori delle parrocchie di Settimo Torinese ci sono i migranti del Centro Fenoglio

L’oratorio estivo arriva anche al campo Rom di via Germagnano alla periferia nord di Torino: fra il degrado che nell’insediamento nomadi continua ad essere al limite della dignità umana gli animatori dell’oratorio San Pio X di Falchera con il parroco don Adelino Montanelli, in rete con l’Ufficio per la Pastorale dei Migranti, la Comunità Abramo e il Comune, tutti i mercoledì, parallelamente alle attività in parrocchia, regalano alcune ore di gioco ai bambini che vivono lì con il tipico stile dell’oratorio. Allo stesso modo la parrocchia Cafasso ha avviato un progetto di inclusione di bambini rom.

Sono solo due degli esempi di integrazione e accoglienza, forse i più forti, che gli oratori estivi incarnano: in queste settimane sono mobilitati in tutta la diocesi dove, soprattutto nei quartieri periferici torinesi e della prima cintura segnati dall’emergenza,  diventano la «casa» per le famiglie del territorio. Alcuni centri si colorano con oltre trenta nazionalità, appartenenti a diverse religioni. La maggior parte delle estate ragazzi oratoriane conta il 25% di iscritti di origine straniera, in alcuni casi si supera ampiamente il 50%. Non si tratta solo delle ordinarie attività aggregative: gli oratori aprono anche alla sera e nei week-end coinvolgendo a tutto campo le famiglie del quartiere: numerosi i progetti che favoriscono l’inclusione degli stranieri, dei migranti, dei disabili, dei ragazzi svantaggiati.

San Salvario e l’Educativa di Strada 

Nei mesi estivi si intensifica l’attività di «Spazio Anch’io» al Parco del Valentino (tra via Medaglie d’Oro e via Ceppi), la postazione dei Salesiani dell’oratorio San Luigi di San Salvario, guidato da don Mauro Mergola, dove gli educatori tutti i pomeriggi stanno accanto ai ragazzi che si incontrano sulla strada accompagnandoli a riprendere in mano la propria vita. Da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19 gli animatori dell’Educativa di strada propongono scuola di italiano, laboratori, tornei, street art, lab music e uscite.  «Il venerdì», spiega Giulia Melardi, educatrice, «si tengono laboratori artigianali: un tappezziere insegna ai ragazzi a cucire, seguono dunque laboratori sul confezionamento di borsette o portafogli, il tutto utilizzando il cucito».

 

Info su Educativa di Strada

 

 

 

 

Don Mergola e Don Ciotti dopo l’aggressione al giovane del Darfur a Torino: “le parole violente alimentano il razzismo”

Sulla “violenza verbale che rischia di tradursi in violenza di fatto” è intervenuto don Luigi Ciotti, prete torinese e fondatore del Gruppo Abele (Associazione che promuove l’inclusione e la giustizia sociale) per commentare le botte e gli insulti razzisti subiti, venerdì sera, da uno studente universitario del Darfur che vive alla parrocchia dell’Ascensione di Torino.  Gli fanno da eco Matteo Aigotti, educatore a Spazio Anch’Io al Parco del Valentino, che denuncia il linguaggio politico intriso di razzismo, e don Mauro Mergola, parroco a Santi Pietro e Paolo Apostoli in San Salvario e direttore dell’oratorio salesiano San Luigi di via Ormea, che spiega come negli ultimi anni è aumentato il malessere e il sospetto verso i ragazzi di colore della zona, che si sono fatti la fama di essere spacciatori tra gli abitanti del quartiere.

LA STAMPA, edizione del 7 luglio 2018. Articolo a cura di Maria Teresa MARTINGENGO

Don Ciotti: “Le parole violente stanno fomentando un clima razzista”

L’allarme dopo l’aggressione al giovane del Darfur

«C’è una violenza verbale che rischia di tradursi in violenza di fatto. C’è degrado nelle parole, nei linguaggi e anche nei comportamenti, c’è un clima giudicante. Credo che dovremmo fare una dieta delle parole: dobbiamo trovare l’umiltà di fermarci». È la reazione di don Luigi Ciotti alle botte e agli insulti razzisti subiti venerdì sera da uno studente universitario del Darfur che vive presso la parrocchia dell’Ascensione e collabora con l’ex assessora Ilda Curti.  Ieri pomeriggio don Ciotti era nel salone del Gruppo Abele per presentare la nuova grande accoglienza che nascerà, grazie ai Gesuiti, a Villa Santa Croce di San Mauro. Da Torino aveva annunciato l’iniziativa delle «magliette rosse» di sabato. «Tutti in maglietta rossa per dire da che parte stiamo, per dire che stiamo dalla parte delle fragilità».

Sospetto

Le parole che ogni giorno fanno di ogni erba un fascio, cioè di ogni migrante una persona indesiderata, l’ha detto Ciotti, creano l’atmosfera che si coglie sui mezzi pubblici, con i borbottii quando una madre velata sale con un passeggino, quando persone identificabili come non di origine italiana vengono additate come «quelli che ricevono aiuti mentre gli italiani fanno la fame». Don Mauro Mergola, parroco ai Santi Pietro e Paolo Apostoli a San Salvario e direttore dell’oratorio salesiano San Luigi di via Ormea, tra i più «mondiali» della città, ammette che «c’è un clima di maggior sospetto rispetto ad un po’ di tempo fa e i ragazzi sentono disagio. Naturalmente c’è un grande malessere da parte della gente verso chi vende la droga. Il fatto è che i giovani senegalesi si sono fatti la fama di essere spacciatori. Però, noi che in largo Saluzzo siamo in mezzo alla movida, sappiamo che vendono alla grande anche gli italiani, solo che non sono riconoscibili». Don Mauro combatte con l’arma della conoscenza e del coinvolgimento. «In settembre in parrocchia apriremo un housing per quattordici giovani italiani e stranieri: stiamo creando una rete di accoglienza per far sì che ogni ragazzo sia sostenuto e accompagnato da una famiglia. Non da un singolo volontario, ma da una famiglia, che lo faccia sentire importante per qualcuno, senza interessi».

Sdoganamento

Non mancano testimonianze che dicono che dalla politica arriva lo sdoganamento del linguaggio razzista. «Ci sono ragazzi italiani che sono cresciuti qui al Valentino tra i giovani migranti, che hanno amici di varie origini – dice Matteo Aigotti, educatore di Spazio Anch’Io, l’oratorio all’aperto del San Luigi accanto a Torino Esposizioni- eppure bisogna leggere cosa scrivono su Facebook: parole cariche di odio. È un modo sbagliato per rivendicare il lavoro che non c’è per i giovani italiani. L’espressione ricorrente su Facebook e sui tram è “io non ho soldi, non ho lavoro ma per i neri c’è tutto”». Di sdoganamento delle parole che esprimono razzismo parlano anche all’Ufficio Stranieri dell’Anolf-Cisl: «Ci sono datori di lavoro che quando hanno un contrasto con i dipendenti se ne escono con “Adesso c’è Salvini, è finito il tempo della pacchia”. E lavoratori che raccontano come certe parole facciano male, che nello scherzo c’è chi ormai passa il limite».

 

 

Info su Educativa di Strada